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Showroom della pelle in centro per aggirare l’ostacolo Covid

marco sabia
Showroom della pelle in centro per aggirare l’ostacolo Covid

Apre a Santa Croce “Casa Sanlorenzo” dall’omonima conceria di Castelfranco Francioni: «Bene innovazione e digitale, ma i nostri prodotti vanno toccati»

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SANTA CROCE

Chi oggi si affaccia nel mondo le concerie, le vedrà fuori dai centri abitati, dove meglio possono portare avanti la propria attività produttiva. Però in un tessuto sociale come quello di Santa Croce, dove lavorare la pelle è praticamente una condizione dell’animo, la conceria è un po’ ovunque, anche in... centro. Ma come? La conceria San Lorenzo ha scelto di allestire uno spazio dove ospitare i propri clienti e collaboratori.

Un luogo accogliente e familiare in cui incontrarsi di nuovo, dopo il lungo periodo di lockdown che ha impedito contatti personali. E per farlo, l’ex presidente di Assoconciatori, Alessandro Francioni e suo figlio Filippo hanno scelto di investire nel proprio paese, rivalorizzando un appartamento nel cuore del centro storico di Santa Croce (anch’esso sicuramente bisognoso di una ventata di vitalità). “Casa Sanlorenzo” - che è stata presentata alla presenza delle autorità locali, civili e religiose e che prende il nome dall’omonima conceria di Castelfranco - è uno spazio di circa 150 metri quadri che si affaccia su piazza Garibaldi, proprio di fronte la chiesa collegiata di San Lorenzo, e apre le sue porte con l’intenzione di diventare un punto di riferimento per l’esposizione delle nuove collezioni create dall’azienda, ma anche un luogo d’incontro e di scambio, dove avranno sede gli uffici commerciali.

L’idea è infatti quella di offrire ai clienti l’opportunità di scegliere i materiali con mano, un qualcosa che si dava per scontato ma che adesso non lo è più. La pelle è, prima di tutto, contatto: «La pelle – spiegano i vertici aziendali – ha bisogno di essere toccata per comprenderne la qualità. La leggerezza e morbidezza del pelo, il profumo e il movimento della pelle, gli spessori e i volumi, sono tutti elementi che si percepiscono solo parzialmente dalla sola visione. La manipolazione dal vivo è indispensabile per fare una scelta, soprattutto quando si lavora con materiali indirizzati alla moda di alta gamma».

Insomma, sì all’innovazione (a cui non si può dir di no) ma sì anche alla tradizione. «La nostra non è una forma di resistenza allo sviluppo tecnologico o alla digitalizzazione – aggiunge Alessandro Francioni – Abbiamo lavorato in smart working per mantenere i contatti con colleghi e clienti per tutto il corso dell’emergenza sanitaria e crediamo nell’innovazione come fondamentale strumento di sostenibilità ambientale. Il digitale è una frontiera da valorizzare anche nel mondo conciario, ma il cosiddetto touch della pelle è una necessità nel nostro settore che, almeno per ora, il virtuale non può riprodurre».

Esposta fuori da “Casa Sanlorenzo” anche la mitica Urbanina, la prima auto elettrica prodotta in serie negli anni ’60 proprio nel Comprensorio del Cuoio, che San Lorenzo sostiene e promuove da anni. —

marco sabia

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