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Palaia ricorda la sua Liberazione: «Recuperiamo la storia comune»
A Porta Fiorentina, sotto la scritta rossa “W gli alleati”, il sindaco Gherardini e Possenti dell’Anpi hanno ricordato la gioia vissuta dal paese 76 anni fa
PALAIA. Una cerimonia sobria, come di rigore ai tempi del coronavirus. Poche persone, tutte con la mascherina al volto e rispettando le regole del distanziamento sociale. Palaia, nonostante la pandemia, ha celebrato per la prima volta la sua Festa della Liberazione. A Porta Fiorentina ieri è stata ricordata la fine dell’occupazione nazi fascista nel paese che risale al 17 luglio (secondo alcune fonti il 19) di 76 anni fa.
Il sindaco Marco Gherardini ha deciso di introdurre questa celebrazione per «recuperare la storia comune» e ieri ha deposto una corona di fiori in memoria insieme al presidente provinciale dell’Anpi Pisa Bruno Possenti. Poi la benedizione religiosa, officiata da don Giuseppe Volpi, e i discorsi commemorativi. Erano presenti anche il brigadiere Gabriele Mecca in rappresentanza dei carabinieri, Daiana Marconcini per la polizia municipale e i responsabili delle associazioni di volontariato.
La celebrazione è avvenuta sotto un pezzo di storia di Palaia, sempre legato alla Liberazione, che rischia di scomparire. Si tratta di una delle tre scritte sui muri che celebrarono la fine dell’occupazione nazi fascista. Per la precisione la scritta “W gli Alleati”. Lo stesso testo è presente in un’altra iscrizione sui muri di via Galilei a Partino. Mentre una terza scritta inneggiava all’esercito russo preceduto da un “W il glorioso” sui mattoni della Villa Dal Borgo.
Proprio quest’ultima iscrizione di colore rosso dimostra come il passare di tempo rischi di far scomparire questi pezzi di memoria. Il riferimento all’esercito russo davanti alla scritta “W il glorioso” è ormai illeggibile perché cancellato dal trascorrere degli anni. Anche le altre due scritte rischiano di essere cancellate e con esse il ricordo di un momento storico, di una gioia espressa con una scritta rossa sui muri dopo anni di sofferenze, difficoltà e lutti.
La decisione di celebrare la Liberazione di Palaia proprio sotto a una di queste tre scritte è legata a doppio filo alla volontà di non perderle. «È un modo per accendere i riflettori su un pezzo della nostra storia che rischia di scomparire – spiega il sindaco Gherardini –. Celebrare lì questa giornata è un modo per portare l’attenzione sul fatto che il passare del tempo rischia di cancellare queste scritte. Lo scopo è sottolineare l’urgenza dell’intervento a chi, come la Sovrintendenza alle belle arti, può avviare un percorso di restauro e recupero. Non dimenticare e ribadire questo rischio ha poi l’obiettivo di invitare eventuali donatori privati a finanziare il restauro».
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