Due chiamate dal cellulare dell’imputato “agganciate” nella strada dello schianto
L’investigatore in aula: «Alle 17.45 telefonò a una ditta di autoricambi e a un avvocato». L’allarme al 118 alle 17.50
san miniato
Orari e telefonate. Le celle che agganciano nella zona dell’incidente il cellulare di uno dei due imputati nella fascia oraria dello schianto. E le chiamate fatte a una ditta di autoricambi e a un avvocato cinque minuti prima che un passante arrivi sul punto dell’incidente e dia l’allarme a carabinieri e 118.
Sono i contributi arrivati nel corso della seconda parte della deposizione del sottotenente Davide Daini, comandante del nucleo radiomobile della Compagnia di San Miniato. La prima era stata verbalizzata nel maggio 2019. È il processo per la morte di Raghi Cioni. Aveva 30 anni quando il 15 dicembre 2016 venne centrato nel tardo pomeriggio da un autocarro mentre percorreva in bici via Maremmana.
A giudizio ci sono padre e figlio. Mauro Piazzesi, 69 anni e il figlio Alessandro, 44, entrambi di San Miniato. Alessandro è stato rinviato a giudizio per omicidio stradale, aggravato dall’omissione di soccorso dovuta alla fuga, e simulazione di reato. Il padre per favoreggiamento e simulazione di reato. Per l’accusa (pm Giovanni Porpora) al volante dell’autocarro Iveco Daily c’era Alessandro. La telecamera della chiesa di San Regolo alla Serra immortala il furgone. Dopo 43 secondi ne passa un altro, guidato da chi poi darà l’allarme. «Il telefonino in uso ad Alessandro Piazzesi a quell’ora aggancia la cella di via Maremmana, settore 2 – ha spiegato il sottotenente Daini –. Abbiamo poi verificato una telefonata in uscita sul cellulare di Piazzesi alla ditta Autoricambi Etruria di Santa Croce sull’Arno e a livello telematico l’azienda ha chiesto a una società di Sesto Fiorentino la disponibilità di un fanale anteriore sinistro per un Iveco Daily. Alle 17.45 sempre dal cellulare di Alessandro Piazzesi parte un’altra chiamata con destinatario l’avvocato Giuseppina Torre. E il cellulare di Alessandro agganciava sempre la stessa cella».
Rispondendo alle parti civili (avvocati Letizia Giovannetti e Alberto Benedetti), il teste ha fornito anche l’orario della chiamata al 112. «La telefonata per segnalare l’incidente è arrivata alle 17.50 – ha precisato –. E quella al 118 dopo una cinquantina di secondi». Secondo la tesi dell’accusa dopo aver messo sotto Cioni, Piazzesi era in quella strada e il cellulare con le due chiamate lo conferma. Riguardo alla perizia dei carabinieri del Ris di Roma su abiti della vittima e furgone investitore, l’ufficiale ha confermato che alcune parti dei vestiti di Cioni corrispondevano alle fibre trovate sull’Iveco dei Piazzesi. Per padre e figlio, che negano ogni responsabilità, qualcuno aveva danneggiato il veicolo, rubato il gasolio e portato in giro il mezzo finito contro il ciclista. «Abbiamo controllato il veicolo nel capannone – ha proseguito Daini –. Il mezzo è ancora sotto sequestro e possono essere fatti altri accertamenti». Il giudice Susanna Messina ha rinviato l’udienza al 10 dicembre. In aula anche ieri c’erano i genitori adottivi di Raghi, Alberto Cioni, conosciuto ex dipendente comunale di Santa Croce e San Miniato, e Giuseppina Romeo. —
pietro barghigiani
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