Il Tirreno

Pontedera

Rigenerante e commovente: ecco “l’ammore” a Fonte Mazzola

Irene Bendinelli

Non si ferma l’eco della serata inaugurale di 11 Lune, con la compagnia  Oltrarno e Pierfrancesco Favino sugli scudi nell’anfiteatro di Peccioli 

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La recensione

Quanto è contagioso l’amore e com’è bello essere innamorati!

Mercoledì 1 luglio, nella suggestiva cornice naturale della Fonte Mazzola a Peccioli, si è inaugurata la quindicesima edizione del festival culturale 11 Lune. Lo spettacolo teatrale “Lo contagio dell’ammore”, scritto da Lorenzo Gioielli, è stato rappresentato da giovani attori della compagnia fiorentina Oltrarno, diretta da Pierfrancesco Favino. Per due ore, che sono volate sulle note di una romantica musica in sottofondo, il pubblico ha ascoltato con vivo interesse variopinte storie sentimentali.

Rientra nella natura umana raccontare storie, così come andare a teatro per assistere alla loro messa in scena. L’amore, motore del mondo, ha fatto scaturire frasi, gesti, movimenti, sorrisi, pianti e abbracci, animando con passione gli attori, che hanno interpretato sia distinti ruoli che se stessi.

Sul palcoscenico era tutto un fermento di voci, corpi, anime, desideri ed emozioni, che vibravano e si intrecciavano, coinvolgendo anche gli spettatori. Storie, risalenti al Medioevo e narrate in lingua volgare, relative ad attrici e visconti, povere famiglie numerose, istinti irrefrenabili, lunghi corteggiamenti e dichiarazioni pubbliche, ciascuna con i propri tempi, registri e oscillazioni, secondo il volere di Amore.

Non poteva mancare una celebre citazione poetica tratta dal V Canto dell’Inferno di Dante: “Amor, ch’a nullo amato amar perdona/mi prese del costui piacer sì forte/che, come vedi, ancor non m’abbandona. Quando leggemmo il disiato riso/esser basciato da cotanto amante/questi, che mai da me non fia diviso/ la bocca mi basciò tutto tremante/galeotto fu ‘l libro e chi lo scrisse: / quel giorno più non vi leggemmo avante”.

I personaggi, al principio della commedia si muovono lentamente e singolarmente, mentre al termine e all’inizio delle varie relazioni saltano allegramente, prima a coppie e poi tutti insieme. Ogni dubbio, rancore o tradimento si placa quando trionfa incontrastato, come un fiorire a primavera, l’amore, che genera briose corse di gioia e rinascita. Avvolgenti teli vermigli, della medesima tonalità delle labbra delle innamorate, collegano e uniscono in rapporti dettati dal cuore i rappresentanti del genere umano al centro del palco.

In particolare, lo sguardo è proiettato in avanti, verso il futuro, perché il tempo scorre e i racconti proseguono quando viene data alla luce una bambina, Aurora, che avrà costante bisogno di amore.

Il contagio amoroso, due sere fa a Peccioli, era nell’aria, si respirava, inebriava, scorreva nelle vene come un elisir di lunga vita.

Commossa e rigenerata, contagiata dall’energia dirompente di quei giovani e bravi attori, mi sono sentita sollevata e privilegiata, apprezzando ancora di più i benefici dell’amore, dell’ammore. —

Irene Bendinelli

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