Gioco
Le partite Iva chiedono ascolto a una politica finora sorda
Si è svolta a Pontedera una convention che ha raggruppato associazioni sindacati di categoria ed esponenti di vari partiti: "Penalizzati già prima del Covid"
PONTEDERA. Hanno deciso di presentarsi ufficialmente a Pontedera perché in città, ma più in generale in provincia di Pisa, si concentra un numero altissimo di partite Iva che si sono già tesserate o associate con Apit: l’associazione partite iva toscana. Una comunità (collegata alla sigla nazionale Pin, Partite iva nazionali) che in Toscana conta già 20mila adesioni. Puntando a diventare il primo sindacato regionale a difesa dei diritti di quell’enorme tessuto economico, fatto anche di microimprese, che è la spina dorsale del paese.
L’altra sera, ai Laghi Amalia, erano presenti una cinquantina di invitati al primo evento regionale. E, anche se Apit si presenta nel suo manifesto come apolitica e apartitica, a Pontedera si è parlato molto di politica. E la politica era lì per ascoltare. Dal consigliere regionale Andrea Pieroni passando per il sindaco Matteo Franconi e il presidente del consiglio comunale Angela Pirri, fino ai rappresentanti di Fratelli d’Italia Matteo Bagnoli e Matteo Arcenni. «Nel territorio pisano c’è uno scontento da parte delle associazioni di categoria tradizionali che sono state molto penalizzate, anche prima dell’emergenza coronavirus – spiega il presidente di Apit Massimo Gervasi - La prima convention serve per presentarci, visto che siamo nati ufficialmente soltanto a gennaio, ma anche a iniziare a farci ascoltare. Lunedì mattina siamo stati in oltre 600 davanti alla Regione Toscana per chiedere una riduzione dei costi che vada da agevolazione nella richiesta di suolo pubblico fino alla riduzione della Tari». In un’associazione che mette insieme, appena nata, numeri così importanti l’interesse della politica toscana, ovviamente, è stato immediato. Anche perché la corsa verso le elezioni regionali è partita non appena la morsa dell’emergenza coronavirus ha allentato la presa. «Noi vogliamo dialogare con la politica, pur non volendo farci inglobare da quella. Per essere più liberi e indipendenti di combattere la nostra battaglia – spiega ancora Gervasi – Vogliamo aprire sedi di Apit in tutta la Toscana, non come le classiche associazioni di categoria. Vogliamo dare un supporto vero e proprio a livello fiscale e legale agli imprenditori. In particolare quelli che hanno avuto contenziosi o altre difficoltà con l’agenzia delle entrate. Il messaggio è: si può vincere. Io personalmente, come imprenditore, ho avuto 6 cause e ne ho vinte 5».
Nel corso della serata, oltre a Gervasi, sono intervenuti Antonio Gigliotti, direttore di Fiscal Focus, Matteo Sances, amministratore di Sos Fisco, l’economista Lorenzo Cresti e Guido D’Amico, presidente nazionale di Confimprese. Presenti anche i rappresentanti di molte associazioni toscane di categoria collegate ad Apit. Tra queste i ristoratori toscani, con il presidente Pasquale Naccari, il Comitato commercianti uniti con la presidente Monia Petreni e Ho.Re.Ca Futuro Pisa con il presidente Dino Ricci.
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
