Italia
Tre amici per la... bici pedalano fino a Roma 460 chilometri sulle orme di Girardengo
L’impresa di due santacrocesi e un fucecchiese che hanno ripercorso la tappa più lunga della storia del Giro d’Italia
passione sui pedali
Diciamoci la verità, bisogna essere un po’ “matti” per mettersi in testa di ripercorrere una tappa del Giro d’Italia che nel 1914 vide un giovanissimo Costante Girardengo vincere la più lunga frazione della storia della corsa rosa, ben 430 chilometri su bici che non sono nemmeno lontane parenti di quelle su cui corrono attualmente Sagan e soci. Erano più cancelli con le ruote, per farla breve. Ma Girardengo, che aveva 21 anni, era all’alba della sua fama e già faceva intravedere il suo talento purissimo. Da uno come lui sostenere una fatica del genere era ipotizzabile, non da quattro amici nati negli anni ‘70 che non pedalano per lavoro ma per una passione smisurata quanto questa tappa che hanno deciso di ripercorrere: i santacrocesi Jonny Tommasini e Giovanni Daniele e il “polacco-fucecchiese” Piotr Mos venerdì alle 19 sono partiti da Porta Elisa a Lucca e il giorno dopo alle 18 con le loro bici sono giunti a Ponte Milvio a Roma, ripercorrendo le orme di Girardengo.
Praticamente hanno pedalato no-stop per 18 ore, notte compresa e convivendo con un caldo che su certe strade del Lazio era roba da cuori forti. Ma perché? Semplicemente per mettersi alla prova, per dire di aver condiviso assieme un’esperienza speciale.
Jonny e Giovanni lavorano nel distretto conciario, Piotr fa l’imbianchino: Jonny non era abituato alle distanze “ultra”, mentre Piotr e Giovanni avevano già sperimentato fatiche (e soddisfazioni) del genere. «È iniziato tutto per gioco – racconta Jonny – e poi dopo un mese di studio del percorso e di tutti i preparativi ci siamo messi in sella. Il percorso originale è di 430 chilometri, ma ci sono dei punti che non sono più percorribili e quindi alla fine abbiamo toccato quota 465. L’unico intoppo è stato rappresentato dal caldo, perché non prevedevano un rialzo delle temperature già a giugno».
Ma come si fa a pedalare quando si dovrebbe dormire? «Per la verità – continua Jonny – la notte è il momento più sicuro, perché il traffico è scarso e noi eravamo illuminati praticamente come delle moto. Con l’affiatamento si riesce a fare tutto e infatti appena arrivati abbiamo iniziato a pensare al nostro prossimo viaggio, pur essendo fisicamente sfiniti. Roma ti regala degli scorci che ti ripagano di ogni sforzo, anche se gli ultimi 100 chilometri sotto al sole sembravano non finire più. È un'esperienza che consiglio a tutti, dopo il giusto allenamento». Visto che il sole non perdonava, i tre hanno messo nel cassetto il piano A di riposarsi e tornare in bici a casa e più saggiamente sono saliti su un treno che li ha portati a Pisa; poi da hanno inforcato la bici e sono giunti a Santa Croce e Fucecchio ma «che vuoi che siano 50 chilometri quando ne hai fatti 450», aggiunge Jonny. Ora, ripensando a Girardengo ci risuonano in mente i versi della canzone di Francesco De Gregori “Il Bandito e il Campione”, che ripercorre la storia della leggendaria amicizia fra il campione e il bandito Sante Pollastri. Il testo fa “Vai Girardengo, vai grande campione/ Nessuno ti segue su quello stradone”, per rimarcarne i gradi di campione irraggiungibile. Girardengo vinse la più epica tappa della storia del ciclismo italiano ma anche riuscire a compiere uno sforzo simile quando la bici è "soltanto" una passione non è impresa da poco. —
marco sabia
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