Gioco
“Chiudete le valigie”: l’avventura Mondiale di 4 amici diventa un libro per beneficenza
Nel 2006 raggiunsero Berlino in camper dopo aver “scommesso” sugli azzurri comprando i biglietti mesi prima L’idea durante il lockdown, il ricavato alla Protezione civile per sostenere chi ha lavorato in prima linea contro il Covid
gioia indelebile
Una delle canzoni più iconiche dei Thegiornalisti fa “Sai che ho vinto il mondiale da quando ci sei, sei la nazionale del 2006”. Quel pezzo parla di una storia d’amore, ma il fatto che Tommaso Paradiso abbia scelto proprio la nazionale del 2006 conferma quanto il gruppo guidato da mister Marcello Lippi sia rimasto nel cuore di tutti gli italiani che quel 9 luglio impazzirono di gioia per la vittoria del quarto mondiale.
Sugli spalti dell’Olympiastadion di Berlino – fatto erigere da Hitler per celebrare il nazismo ma poi passato alla storia per le imprese di Jessie Owens – c’erano anche quattro ragazzi fucecchiesi: Luca Botrini, Alessio Tafi, Manolo Mirabile e Maicol Mannini. Quattro amici nati nel 1982 (e questo è il primo segno del destino) che fino ad allora avevano visto la nazionale azzurra perdere nei modi più assurdi e beffardi: al San Paolo dal dischetto dopo l’uscita a vuoto di Zenga, a Pasadena per il rigore di Baggio, in Francia per quello di Di Biagio, all’Europeo 2000 per il golden gol di Trezeguet e in Corea “grazie” all’arbitro più odiato della storia, Byron Moreno. Se il Dio dello sport ha una coscienza, sapeva che era sicuramente in debito con questi ragazzi (e con tanti italiani che amano il pallone).
Questo Dio c’ha messo 24 anni, ma poi ha restituito a Manolo, Luca, Maicol e Alessio tutto con gli interessi in quella sera di luglio a Berlino. E qui termina il primo capitolo di questa storia di sport e amicizia. Ma non è finita qua, perché durante il lockdown i “ragazzi dell’ottantadue” hanno maturato una pazza idea (citando Patty Pravo): trasformare quell’avventura in un libro, così da lasciare un ricordo tangibile di un’esperienza che non sarà più ripetibile.
Nel farlo si sono rivolti a Marco Sabia – collaboratore de Il Tirreno – che si è occupato della parte della scrittura. Ne è nato un libro-diario, dal titolo “Chiudete le valigie, andiamo a Berlino”. In poco meno di due mesi – nel momento più critico dell’emergenza – le pagine sono state vergate e l’entusiasmo è man mano cresciuto per quest’opera prima: «Durante il periodo del lockdown – racconta Luca – ascoltando la canzone Notti Magiche (colonna sonora dei mondiali del 1990, ndr) mi è venuto un flash e mi sono detto: ma perché non mettiamo nero su bianco la nostra avventura vissuta nel 2006? Ho chiamato Manolo, spiegandogli che volevo scrivere un libro. All’inizio poteva sembrare un gioco ma invece abbiamo sfruttato la quarantena obbligatoria per fare qualcosa che potesse rimanere, invece di passare quelle settimane di riposo forzato senza concludere niente. E nel farlo abbiamo deciso di impiegare questo tempo “libero” per dare anche una mano a chi stava combattendo in prima linea mentre noi dovevamo soltanto limitarci a rimanere a casa senza correre rischi inutili».
Da qui la decisione di devolvere parte del ricavato alle famiglie degli operatori sanitari deceduti dopo aver contratto – sul posto di lavoro – il coronavirus: «Mia mamma – a parlare è Manolo – lavora in ospedale, in uno dei reparti Covid: questo ha significato che – oltre alla nostra paura per la sua sorte – lei non potesse vedere mai il nipote. E mia moglie – che lavora in ostetricia – ogni volta che tornava a casa doveva farsi la doccia e disinfettarsi bene prima di riabbracciare nostro figlio. È stata un’esperienza che lascia il segno e ti modifica la vita».
Sul web è consultabile l’elenco degli operatori che sono venuti a mancare, che ieri – soltanto per quanto riguarda i medici – contava ben 169 croci. Ma anche gli infermieri hanno pagato un duro prezzo, perdendo 40 colleghi. Di conseguenza i quattro amici hanno scelto il fondo istituito dalla Protezione Civile Nazionale per sostenere le famiglie di dottori e infermieri morti per curare le persone malate di Covid-19: «Adesso – concludono – è il momento di ricambiare gli sforzi fatti da dottori e infermieri che hanno anteposto il dovere di curare alla propria salute».
Le donazioni su questo conto infatti hanno l’obiettivo di sostenere le famiglie di medici e infermieri che hanno perso la vita a causa del Covid-19 svolgendo sul campo le attività di contrasto al coronavirus. La cifra raccolta ad oggi ha già toccato quota 10 milioni di euro. L’auspicio dei ragazzi del 1982 è di contribuire quanto più possibile a questa scia di solidarietà simbolo dell’altruismo del popolo italiano nei confronti di chi – all’improvviso – si è trovato in prima linea con tanti dubbi e altrettante paure. Nessuno potrà mai restituire queste persone ai propri familiari ma grazie ad una bella dose di solidarietà si può aiutare chi ha perso un proprio caro a guardare al futuro con un pizzico di fiducia in più.
Il libro scorre leggero e si legge tutto d’un fiato, è un diario che contiene una serie di gustosi aneddoti e retroscena, perché il viaggio a bordo del camper Sharky alla volta di Berlino non fu proprio tranquillo. E poi i biglietti, comprati mesi prima dopo aver letto un articolo di giornale, quando nessuno credeva che la nazionale potesse trionfare (senza contare che non era sopraggiunta ancora la tempesta di Calciopoli).
Un libro che è la dimostrazione di come la Storia (quella con la esse maiuscola) incroci il percorso delle persone comuni, che alla fine si trovano su un grande palcoscenico collettivo dove il destino si consuma. L’opera letteraria ha ottenuto il sostegno della Protezione Civile, oltre al patrocinio del Comune di Fucecchio. Per la prima di “Chiudete le valigie, andiamo a Berlino” (edito dalla Carmignani editrice di Staffoli), è stata scelta una data non casuale: il 9 luglio, a 14 anni da quella sera magica e indimenticabile. E sarà il Pub La Limonaia di Parco Corsini a fare da suggestiva location alla presentazione. —
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