Sicurezza
Lezioni in presenza, c’è l’ipotesi San Genesio
san miniato
Rocca. Emergenza. Educazione. Territorio. Sono quattro le parole chiave attorno alle quali ruota l’intervista al sindaco del Comune di San Miniato Simone Giglioli. Le sceglie lui stesso per inquadrare al meglio il periodo di transizione dalla gravissima emergenza sanitaria trascorsa a quella economico-sociale che invece si sta aprendo in questa fase.
Rocca. Nonostante si tratti di un falso storico (fu infatti ricostruita fedelmente nel 1958, quando fu realizzato l’acquedotto, dopo che era stata abbattuta in tempo di guerra il 23 luglio 1944), è il monumento più visitato di tutto il nostro comparto museale. «È indubbiamente il nostro simbolo – afferma Giglioli –. Quando i sanminiatesi tornano a casa, si sentono a loro agio anche solo guardandola da lontano lungo la Fi-Pi-Li. Non c’è luogo migliore che possa rappresentare l’esigenza di ricostruzione di una comunità dopo l’emergenza sanitaria appena trascorsa».
Emergenza. Per buoni pasto e pacchi alimentari 148mila euro sono arrivati dal governo, 10mila dalla Fondazione Cassa di Risparmio di San Miniato, 16mila euro tramite la raccolta fondi organizzata dal Comune, frutto di 12 donazioni, distribuiti oltre 500 tra buoni pasto (da 25 euro l'uno) e pacchi alimentari, 400 consegne di spesa a domicilio da parte della Protezione civile, 65mila mascherine consegnate a casa dalla Protezione civile. Sono solo alcuni dei numeri dell’emergenza sanminiatese. «Nei mesi scorsi – aggiunge Giglioli – tutti i giorni è stata un’emergenza diversa. Roba da far tremare i polsi, a partire dall’attenta sorveglianza che abbiamo dovuto svolgere sulla nostra Rsa e su “Casa Verde”. In quest’ultima sono stati registrati ben venti ammalati, ma per fortuna non abbiamo avuto decessi. Il personale è stato per metà fuori uso, ma ora la situazione è tornata alla normalità. Tutti si sono negativizzati».
Territorio. «Una delle nostre principali vocazioni – sostiene il sindaco – è il turismo. E c’è da ripartire da questo, sfruttando ovviamente il connubio con il tartufo, che, come si sa, è in grado di aprirci porte in tutto il mondo. Non abbiamo, come noto, alzato bandiera bianca rispetto alla Mostra internazionale di autunno. La faremo anche quest’anno, anche se in una formula rivisitata. C’è un pool di architetti che sta lavorando a ridisegnare completamente il layout della festa. Poi, ci sono il comparto agro-economico e le potenzialità offerte dalla via Francigena. A quest’ultimo proposito proprio in questi giorni ho incontrato personalmente i primi pellegrini dell’era post-Covid».
Educazione. Ci vuole grande impegno, perché non sono poche le cose da sistemare. «A partire dalla collocazione del liceo Marconi e dalla sistemazione della facciata dell’istituto Cattaneo. Inoltre – spiega Giglioli – c’è già un progetto esecutivo da 3,1 milioni di euro per il rifacimento della scuola a Ponte a Elsa. L’edificio è degli anni Venti, gli spazi sono troppo angusti e per la ripartenza delle lezioni in presenza a settembre stiamo valutando, insieme alla Soprintendenza, l’ipotesi di ospitare delle scolaresche all’interno del museo di San Genesio». —c.m.
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