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Progetto Peccioli Alta Valdera: agire perché la gente conti qualcosa

Fabrizio Brancoli
Progetto Peccioli Alta Valdera: agire perché la gente conti qualcosa

Così un giornale di 143 anni si accinge a rovesciare certe prospettive. Faremo cronaca forte e profonda, nei paesi, trattandoli con lo stesso rispetto che meritano le città e le nazioni

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Scegliere tecnologie che abbiano un impatto umano; che siano convintamente decentralizzate; e che siano appropriate. È un bel manifesto, vero? Aiuterebbe a vivere meglio. Non è una teoria recente: arriva dal dopoguerra, dal riscatto dopo l’incubo di due conflitti. Sa anche di Beatles e di missioni sulla Luna. Sono gli imperativi sociali fissati da un economista che era anche un filosofo e un pensatore religioso, perché la vita si fa beffe delle etichette semplici. Si chiamava Ernst Friedrich Schumacher, nato a Bonn nel 1911 ma vissuto a lungo in Inghilterra, rifiutando il nazismo. Tecnologie etiche, periferiche e sostenibili: questo tris decisivo Schumacher lo calava nel cuore degli anni Settanta ma è perfetto oggi, anzi, ora, in questo mondo. L’abbiamo visto durante una pandemia che ci ha portato via persone, certezze e sogni. E lo vedremo in futuro, se solo vorremo accorgercene. Bisogna contrastare la disoccupazione e l’urbanizzazione selvaggia. Non servono cattedrali nei nostri deserti urbani; servono invece attività agganciate all’economia locale. I posti di lavoro bisogna crearli dove le persone vivono. La fuga dai paesi deve finire. I valori decisivi per l’uomo non sono per forza nei grandi agglomerati. Le dinamiche metropolitane non sono l’unica opzione, se sappiamo costruire servizi efficienti, umani e digitali.

Noi siamo quelli del Tirreno. Quelli che lo scrivono e soprattutto quelli che lo leggono: siamo tutti insieme. Abbiamo due risorse da mettere in campo a Peccioli e in Alta Valdera. La prima risorsa sono i nostri valori, la seconda sono le nostre idee con gli strumenti della modernità. I valori sono inamovibili, le idee e gli strumenti fanno bene a muoversi tanto. Fermi eppure in corsa, così siamo noi.

Così un giornale di 143 anni si accinge a rovesciare certe prospettive. Faremo cronaca forte e profonda, nei paesi, trattandoli con lo stesso rispetto che meritano le città e le nazioni. Coltiveremo le identità, le differenze e la condivisione. La comunità non vogliamo solo osservarla: desideriamo proprio farne parte.

Schumacher descrisse il suo saggio più importante così: Uno studio di economia, come se la gente contasse qualcosa. Teniamoci stretti i paesi dove la gente “conta qualcosa” e raccontiamoli: sarà il nostro impegno a Peccioli, Lajatico, Capannoli, Chianni, Terricciola e Palaia. Quel libro è del 1973. Ha un titolo potentissimo: è diventato un modo di dire planetario, una splendida frase fatta. Fa al caso nostro. Si chiama semplicemente “Piccolo è bello”.

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