Sicurezza
«Niente sagra per rispetto dei ristoranti nella nostra zona»
La Pro Loco di Staffoli dice no in maniera definitiva all’evento legato alle pappardelle al sugo di lepre: «Per noi non è un lavoro, giusto così»
rinuncia storica
Lo stillicidio post Covid delle sagre continua: stavolta ad alzare bandiera bianca è la Sagra della Pappardella alla Lepre di Staffoli (che è anche Festa del Donatore), che quest’anno avrebbe soffiato sulla torta con 38 candeline.
Ma niente da fare, non ci sono i presupposti, come ha scritto il consiglio direttivo della Pro Loco (che organizza la sagra all’interno del Centro Avis). La storica sagra staffolese era in programma dal 2 al 26 luglio, come da 37 anni a questa parte; la Pro Loco ha però preferito soprassedere, dando la precedenza a chi vive di ristorazione e sta faticosamente cercando di ripartire dopo 2 mesi di chiusura e convivendo con norme anti contagio che sono una mazzata per gli incassi. «Abbiamo riflettuto – scrive il consiglio direttivo della Pro Loco presieduto da Fabio Botrini – un po’ sulla possibilità di organizzare la sagra noleggiando una cucina da campo, che avrebbe risolto in parte il problema. Però ci siamo chiesti se sarebbe stato giusto. Sarebbe giusto per tutte le attività di ristorazione della zona che sono state ferme per mesi e che vivono del loro lavoro? No, non sarebbe giusto. La sagra per noi è molto più che un passatempo, ma non è un lavoro. Più che mai questo anno avremmo avuto bisogno del nostro salone pieno di gente, della nostra Avis Arena con una bolgia di persone che cantano all’unisono, ma dobbiamo fare i conti con la realtà ed essere seri. A luglio è troppo presto per riaprire ed è giusto che chi vive di ristorazione abbia la precedenza».
Un peccato, perché quest’anno la sagra si sarebbe ripresentata con una nuova cucina: «In questo periodo il Centro Avis sarebbe stato in fermento. Una di queste sere avremmo tolto i pannelli laterali della nostra struttura per poter farvi godere della fresca aria delle serate staffolesi. Avremmo potato le siepi e tagliato l’erba, passato ore al telefono e sbattuto la testa su qualche nuovo problema che si sarebbe presentato inesorabile come ogni anno. E invece niente, non c’è neanche la cucina. L’abbiamo demolita d’inverno, perché a marzo dovevamo cominciare i lavori di ampliamento del nostro fabbricato con una cucina nuova di zecca. È giugno, non faremo la sagra e al posto della cucina abbiamo un cantiere mai partito. Non ce la siamo sentita di cominciare i lavori con un futuro così incerto. L’investimento è importante e per sostenerlo abbiamo bisogno delle nostre iniziative».
Insomma, per gli appassionati della pappardella al sugo di lepre l’appuntamento è rimandato soltanto di un anno; però ciò che colpisce di più è quanto la pandemia e il timore di una nuova emergeza sanitaria infieriscano su ogni aspetto della socialità, mettendo in dubbio e poi cancellando iniziative che vanno avanti da decenni. —
marco sabia
© RIPRODUZIONE RISERVATA
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google