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il lutto 

Addio a Chiara, simbolo della lotta contro il cancro

MARCO SABIA
Addio a Chiara, simbolo della lotta contro il cancro

La 35enne è morta a un anno dalla partita di calcio organizzata dal fidanzato allo stadio di Fucecchio per raccogliere fondi in favore della ricerca

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FUCECCHIO. Se la malattia non si fosse accanita su di lei, alla fine di questo brutto incubo avrebbe dovuto sposare il suo amato fidanzato Edoardo. Ma il destino non ha concesso a Chiara Giuntoli una seconda possibilità: ieri si è spenta in un letto d’ospedale a causa delle complicanze del tumore al seno che l’aveva colpita nemmeno 2 anni fa. Chiara non aveva ancora compiuto 36 anni, era nel pieno della sua vita quando il mostro si è presentato: ma lei non ha mai ceduto e fino alla fine ha fatto forza ai suoi cari che le stavano accanto.

Il fidanzato Edoardo Parisi - 32 anni - lo scorso anno aveva organizzato per lei una partita di calcio benefica, allo scopo di raccogliere fondi a favore della ricerca contro il cancro al seno. Tantissimi fucecchiesi e non solo risposero alla chiamata e lo stadio Tre Archi di Fucecchio si riempì come mai prima.

La loro storia aveva fatto il giro d’Italia, perché l’amore emergeva con la sua forza sopra ogni cosa (“Omnia vincit Amor” , dicevano i latini), anche oltre lo spauracchio di questa maledetta malattia. Chiara era una forza della natura, anche dopo la diagnosi e le prime cure aveva continuato a vivere la sua vita come se nulla fosse, godendo appieno di ogni bel momento. Lavorava per la casa di moda Valentino e avrebbe festeggiato 36 anni il prossimo 14 novembre.

Destino ha voluto che si spegnesse praticamente un anno dopo quella partita di beneficenza che la vide protagonista, quando un’intera comunità si strinse attorno a lei per dare un bel calcio al cancro al seno. Edoardo, che ha sempre giocato a calcio, pensò che un modo tangibile per aiutarla fosse organizzare una partita di pallone, che diventò qualcosa di molto più significativo. Furono raccolti 10.000 euro, poi devoluti alla ricerca contro questa malattia. E Chiara era orgogliosa di aver contribuito a dare una mano alle tante donne che si stavano trovando ad affrontare il suo stesso percorso.

Che sembrava procedere nella migliore delle maniere, almeno fin quando la malattia non si è ripresentata con tutta la sua forza. Chiara era diventata un po’ la figlia e la sorella di tutti a Fucecchio, perché la sua storia di lotta e resistenza era un simbolo. Sostenuta dall’affetto dei suoi cari, non ha mai mollato.

A 35 anni la morte non dovrebbe essere nemmeno un lontano pensiero, figuriamoci una terribile realtà. La noti-zia della sua scomparsa - avvenuta nel pomeriggio di ieri - si è diffusa subito a Fucecchio: una mix di affetto e tristezza è ciò che ne è derivato e non poteva essere diversamente. Tutti speravano di vederla pian piano uscire dal tunnel e abbracciare di nuovo la luce, respirando la vita a pieni polmoni pensando al tumore come soltanto ad un bruttissimo ricordo. E anche se adesso non c’è più, il suo esempio di forza e amore per la vita non lascerà mai chi ha avuto la fortuna di conoscere questa guerriera. 

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