La protesta
Destà su un piedistallo l’omaggio di Ozmo alla sposa-bambina di Indro Montanelli
L’opera realizzata dallo street artist in via Torino a Milano: «Una dedica a chi è dalla parte danneggiata e sfruttata dalla storia»
il poster
C’è un’alternativa a distruggere o imbrattare le statue. A suggerirla, è uno dei più quotati street artist del panorama italiano ed internazionale, Gionata Gesi in arte Ozmo. È bastata una sua affissione a Milano, città di elezione del giornalista fucecchiese Indro Montanelli per scatenare e rinfocolare il dibattito sulla figura del giornalista che “sposò” una bambina eritrea. L’affissione di Ozmo si intitola “Monumento in memoria della sposa bambina in Montanelli”, ed è apparso lunedì mattina a Milano in Via Torino.
Ma riavvolgiamo il nastro. Il gesto di arte pubblica fatto a Milano (proprio nei giorni in cui è stata imbrattata con la vernice rossa la statua di Indro Montanelli), è nato rispondendo all’invito lanciato il 9 giugno scorso da Igiaba Scego scrittrice italo-somala con un articolo sulle pagine della rivista “Internazionale”. La scrittrice fa capire che non si può ridurre il dibattito su razzismo e fascismo e colonialismo solo abbattendo delle statue bensì che si necessario completare con altre opere creative quanto già è esistente.
L’opera di Ozmo, raffigura un piedistallo monumentale sul quale si erge idealmente, Fatima-Destà, la bambina di 12 anni che Indro Montanelli sposò in Eritrea da soldato, grazie alla controversa pratica chiamata “madamato”, che permetteva ai cittadini italiani nelle colonie di accompagnarsi temporaneamente con donne native.
«La foto è contemporanea – scrive Ozmo – e raffigura una bambina Eritrea, all’incirca della stessa età di Fatima-Destà, vestita con abiti sgargianti mentre porta al villaggio dell’acqua potabile nella sua grossa tanica gialla a tracolla».
Il viso è coperto da una macchia di colore-mascherina. «Vediamo solamente gli occhi, che ci guardano in modo ambiguo: sono sorridenti o in una smorfia di dolore? Pur non escludendo a priori, la distruzione dei monumenti, questa opera vuole rispondergli con un gesto artistico, poetico e creativo, perché questo è, a mio avviso, uno degli scopi dell’arte» spiega Ozmo.
L’intento è, come suggerito da Gianni Rodari già nel 1960 e dalla Scego nell’articolo de “L’Internazionale”, di ampliare i monumenti esistenti e ridare dignità alla parte lesa e non celebrata. «Non ho comunque mai scritto o detto di essere contrario alla demolizione di certe opere, la mia risposta arriva con questa mia nuova opera» puntualizza l’artista larigiano. «Rappresento idealmente su questo piedistallo una bambina, africana, infibulata, venduta in sposa a un soldato bianco, vittima più volte del colonialismo dell’uomo, in questo momento delicato di lotte globali per i diritti delle minoranze etniche esplose dopo l’assassinio di G. Floyd, vorrei ridare almeno in parte dignità ai deboli, emarginati, violentati e derubati. Immaginarla libera, protagonista, dipinta in un gesto di orgoglio, è la mia dedica a chi, come lei, si trova dalla parte danneggiata e sfruttata della storia». C’è da chiedersi quanto durerà quel “poster” affisso in via Torino. Quale mano faziosa deturperà l’opera di Ozmo. All’artista sembra non interessare questo aspetto come se fosse un rischio del mestiere di chi ha affondato le sue radici creative, proprio nella strada.
«Ci sono altre strade... Come quella digitale» dice Ozmo. Ed infatti, i suoi canali social “flippano” per visualizzazioni e condivisioni così come la sua opera rimbalza già sui media andando ad alimentare un dibattito nazionale ed internazionale. Qualora la sua opera resistesse alle “intemperie umane”, sicuramente verrebbe inserita nelle tappe must dei percorsi artistici di Milano. —
Carlo Venturini
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