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la storia a lieto fine 

Il piccolo miracolo della Butese salva grazie al mister factotum

P.M.
Il piccolo miracolo della Butese salva grazie al mister factotum

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Le coincidenze, a volte, esistono davvero. Chiedetelo a mister Francesco Dadà, allenatore della Butese che ha portato la squadra di Seconda categoria fino a una salvezza nella quale, fino in fondo, ci ha creduto fortemente.

«Sono arrivato sulla panchina della Butese il 7 novembre, il giorno in cui è nata mia figlia – dice Dadà – non poteva andare male». Le coincidenze esistono, anche in mezzo alle mille difficoltà di una stagione maledetta. Subentrare a stagione avviata non è mai il massimo. Nel migliore dei casi, occorre prendere le misure della squadra, conoscere i calciatori e inculcare in loro la propria filosofia di gioco. Non è scontato. Figuriamoci se al primo allenamento si presentano in sette. «Qualcuno ha preferito cambiare, altri hanno smesso – continua il mister – scendevamo in campo sempre contati e, a fine anno, c’è stata una vera e propria rivoluzione». Sì perché Francesco non riesce a tenersi le cose dentro e te le dice in faccia. «Ho fatto una sfuriata, ho visto degli atteggiamenti che non mi piacevano – spiega – da quel momento ho preso la situazione in mano: ho contattato dirigenti e giocatori, ho fatto un mese di mercato e, alla fine, abbiamo messo su una squadra di venti giocatori». Una rosa sufficiente, che ha permesso al mister di poter affrontare le partite restanti prima della sospensione dei campionati. «In squadra ci sono alcuni ragazzi marocchini, albanesi, italiani – dice – si è creato un legame forte tra tutti: sono dei veri e propri eroi e a cui mi sono affezionato e che continuo a sentire quasi tutti i giorni».

È una bella favola, certo. Ma per conquistarsi i punti sul campo servono fatica e sudore. «Tanti ragazzi venivano al campo perché li andavamo a prendere in macchina io e il mio vice Antonio Bacchereti – racconta – tutti giovanissimi: qualcuno non ha la patente e molti non lavorano». Francesco, oltre che l’autista, per la sua squadra ha fatto di tutto. «Alcune domeniche mi è capitato di fare l’allenatore, il massaggiatore e il guardalinee – prosegue – spesso, a fine allenamento, non potevo neppure lavarmi perché dovevo riportare a casa i ragazzi». Ma non è tutto: Francesco, per alcuni dei suoi giocatori, si è impegnato anche per fargli avere il bonus di 600 euro per l’emergenza. «Metà squadra non ha un lavoro – commenta – venivano a giocare senza prendere nulla».

Con il congelamento delle classifiche, la Butese, che si trova al penultimo posto, è salva. «Ci siamo giocati tutte le partite fino all’ultimo minuto – ricorda Dadà – il presidente Massimo Petrognani a un certo punto mi ha detto che se ci fossimo salvati in queste condizioni, avrei fatto un miracolo». E il miracolo si è verificato. Cosa succederà ora? «Mi è stata riconfermata la fiducia anche per il prossimo anno – conclude – vedremo cosa accadrà, ma a me piacerebbe poter partire con qualche ambizione in più e magari puntare ai playoff: ricominciare come questa stagione significherebbe ripartire zoppicando». Il futuro è ancora tutto da scrivere. Ma per mister Dadà, le sfide non sono un grande problema. —

P.M.

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