Sicurezza
«Il Comune ha dato un calcio ai giovani bibliotecari precari»
Il dirigente della rete Bibliolandia critica duramente le scelte dell’amministrazione comunale che ha negato lo smart working al personale esterno della “Gronchi”
PONTEDERA
«Cgil e centrodestra hanno ragione. Non si capisce come abbia fatto un comune di centro sinistra come Pontedera a dare un calcio ad una decina di giovani bibliotecari, negando loro lo smartworking che invece ha consentito ai propri dipendenti di ruolo». Inizia così l’amaro sfogo del Coordinatore della Rete Bibliolandia Roberto Cerri, storico bibliotecario e dirigente della “Gronchi” di Pontedera, commentando la difficile situazione che, ormai da marzo, ha finito per coinvolgere una fetta importante del servizio e del personale delle biblioteche della rete provinciale, che ha proprio Pontedera come capofila.
Le biblioteche della provincia, infatti, malgrado l’allentamento concesso dai decreti nazionali per l’inizio del mese, stanno continuando a mantenere su decisione dei comuni le strutture chiuse o quasi. «A Pontedera al momento è aperto solo il servizio di prestito, con orario dimezzato a 30 ore – spiega Cerri – e non si capisce perché non si possa approvare un protocollo di sicurezza che riapra i servizi di uno spazio da 4300 mq, ammettendo nelle sale, in sicurezza, almeno un certo numero di utenti».
La questione è spinosa e riguarda più soggetti che al momento “ballano” attorno al problema centrale dei protocolli di sicurezza. Mentre poche strutture stanno provando a riaprire (fra queste Vicopisano, San Giuliano e San Miniato) altre ancora hanno messo a lavoro solo i dipendenti comunali di ruolo con i servizi al minimo, lasciando a casa i precari che stanno finendo gli ammortizzatori sociali e stanno dando battaglia, sulla pagina Facebook “Biblioprecari Pisa/Valdera” e tramite la Cgil.
A casa, nell’area pisana, ci sarebbero 16 operatori dell’appalto che lega l’Unione Valdera ad un’Associazione Temporanea di Imprese composta da Coopculture di Mestre, Itinera di Livorno, Eda Servizi di Firenze e Macchine Celibi di Bologna, che contro i comuni coinvolti, nel pisano ma anche in altre province, starebbero ipotizzando azioni legali per il rispetto dei contratti.
«La cosa preoccupante – spiega Andrea Brotini, della Filcams – è che si nega lo smart working ai precari e si si sostituiscono in alcune biblioteche con i dipendenti comunali, anche per le mansioni in appalto. Mentre riaprono, anche parzialmente e con protocolli in atto, cinema, discoteche e locali. A un incontro fra enti su Bibliolandia, l’Unione Valdera non si è presentata».
Punta il dito contro l’Unione, anche Fratelli d’Italia. Intanto il servizio, senza spazi fruibili, affonda: solo alla Gronchi il prestito è crollato del 70%. «I Comuni decidono se e come aprire in sicurezza e alcuni lo stanno facendo – afferma la presidente dell’Unione Arianna Cecchini – C’è da capire che nel caso delle biblioteche, l’Unione gestisce un appalto per un servizio che coinvolge moltissimi comuni anche fuori dalla Valdera e dall’Unione». Secondo l’assessore pontederese con delega alla biblioteca Francesco Mori, «i soggetti coinvolti sono tanti, è un problema complesso ma che ci vede in prima linea per organizzare la riapertura. Molto dipende dai protocolli dei decreti governativi». —
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