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«Leo era davvero unico» Nella disperazione il padre del magazziniere 54enne
orciano pisano
«Perdere un figlio è qualcosa di atroce e inimmaginabile. Non saprei cos’altro dire, solo ricordare Leo come una brava persona che si faceva benvolere da tutti. Che cosa stava facendo sopra la galleria? So solo che era uscito di casa per andare a fare una passeggiata».
A parlare è il manager di 83 anni Luigi Romor. È il padre di Leo Romor, il magazziniere dell’Euronics di Pontedera che mercoledì scorso è morto a 54 anni al pronto soccorso pisano di Cisanello dopo essere precipitato per dieci metri dalla sommità della galleria “Orciano”, sulla carreggiata dell’autostrada A12 fra l’autogrill di Savalano e il casello di Collesalvetti, nella corsia nord. Originario di Pordenone, in Friuli, da oltre 30 anni si era trasferito con la famiglia in località Pozzavilla, nel comune di Orciano Pisano, dove per passione si era messo a coltivare la terra, aprendo un’azienda agricola individuale che porta il suo nome e ha sede nella stessa villa dove viveva con la moglie e la figlia di 18 anni.
«Ci troviamo in una situazione straziante, lo comprenderete: vogliamo credere che nostro figlio sia passato a una vita migliore e più serena». Il padre Luigi e la madre Rosanna non possono ancora crederci. Mercoledì pomeriggio – dopo l’incidente che è avvenuto attorno alle 14.45 – sono stati immediatamente avvisati dalla polizia stradale di Livorno, diretta dalla primo dirigente Agnese Pane, che si è occupata dei rilievi e prosegue le indagini coordinate dalla sostituto procuratore Antonella Tenerani.
Prima di perdere conoscenza è stata direttamente la vittima, che in tasca non aveva documenti, a raccontare di essere scivolata dalla collinetta sopra il tunnel artificiale dove scorre la strada provinciale 37, aggiungendo il suo nome e che abitava a Orciano Pisano. Secondo la ricostruzione degli inquirenti avrebbe percorso a piedi, da casa sua, la stessa strada di sempre. La passeggiata fino a sopra l’autostrada era un tragitto abitudinario. Negli ultimi giorni, infatti, lo aveva percorso ogni pomeriggio, visto che a causa di alcuni problemi fisici era in malattia dal lavoro di magazziniere (all’Euronics di Pontedera, al confine con Fornacette), dove sarebbe comunque rientrato a metà mese, fra pochi giorni, dopo che come tutti i colleghi durante la quarantena era finito in cassa integrazione.
Difficile poi stabilire ciò che è successo, se non attraverso le sue ultime parole: «Sono scivolato», ha dichiarato ai soccorritori della Pubblica assistenza di Rosignano, che con il medico hanno fatto il possibile per salvarlo insieme all’equipaggio del Pegaso di Massa che lo ha trasportato d’urgenza a Cisanello. Purtroppo le ferite – due fratture esposte a entrambe le braccia, una terza alla gamba sinistra e il trauma cranico – alle 18.15, dopo tre ore e mezza dalla caduta, lo hanno ucciso.
Secondo quanto ricostruito dalla polizia Romor prima di precipitare nel vuoto si trovava in una zona interdetta, protetta da una rete. È stata trovata integra, quindi l’ha scavalcata. Ai soccorritori avrebbe dichiarato di averla superata per controllare alcune piante. Oltre la recinzione, in effetti, prima del precipizio ci sono alcuni fra arbusti e ginestre. Potrebbe essere questa la spiegazione più plausibile: gli inquirenti ritengono remota ogni altra ipotesi. Ad esempio il malore o il gesto volontario, che non viene preso in considerazione. L’autopsia oggi potrebbe fare ancora più luce sulla vicenda, quantomeno escludendo del tutto l’ipotesi del malore improvviso. Il funerale di Romor, da confermare visto che deve essere restituita la salma ai familiari, si terrà domani alle 15 nella chiesa di Orciano. —
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