Gioco
«Calo degli ordini ma la pelle di qualità sarà l’arma vincente»
Parla la presidente di Assoconciatori Maila Famiglietti: «A rischio la produzione per la stagione estiva 2021»
SANTA CROCE
Le concerie sono tornate (quasi) alla vita pre-Covid, ma è chiaro per loro si apre un periodo pieno di dubbi e speranze.
Già prima che l’emergenza sanitaria deflagrasse in Italia le aziende del distretto non viaggiavano a massimo regime perché nel frattempo in Cina - uno dei mercati di riferimento - la pandemia aveva portato alla chiusura dei negozi delle grandi griffe, che sono poi i committenti delle concerie locali. Gli ordinativi non erano quelli degli anni d’oro e nel frattempo si è inserito il lockdown, un salto nel buio mai sperimentato che ha portato a fermare bottali, spruzzi e palissoni per due mesi. La presidente dell’Associazione Conciatori di Santa Croce, l’imprenditrice di Fucecchio Maila Famiglietti, ha provato a stilare un primo bilancio post-Covid (in collegamento sui Rai2). E dalle sue parole emergono sia preoccupazione che speranza: «La pandemia ha colpito le nostre aziende nella fase di maggior produzione, da gennaio in poi: ha interrotto e sospeso la stagione, ha ridotto gli ordinativi e non ha permesso di pianificare il futuro. C’è il rischio che salti anche la stagione estiva 2021, sicuramente ci saranno dei cali di produzione».
Ma se il rischio c’è - come per migliaia di imprese d’Italia e del mondo - il distretto può contare sulla sua caratteristica principale, la qualità dei prodotti: «Vendiamo in tutto il mondo e la nostra qualità è riconosciuta e apprezzata. Sono fiduciosa che lo sarà anche nei mesi e anni a venire. Durante il lockdown non abbiamo perso i contatti con associati e clienti, organizzando la ripartenza. Le nostre aziende sono operative, anche se un calo degli ordinativi ci sarà per la stagione estiva del prossimo anno. Ma sapremo cogliere le opportunità del mercato fin da subito. Sarà un modo di lavorare diverso e con numeri diversi dove la qualità farà la differenza».
Nel comprensorio del Cuoio ci sono 250 concerie, da quelle con centinaia di dipendenti a quelle medio-piccole; con loro collaborano altrettante realtà di contoterzisti, per un totale di seimila addetti. Si tratta della principale fonte di lavoro per gli abitanti della zona da decenni a questa parte ed è chiaro che ogni scossone al distretto ha ripercussioni su tutta l’area. Il comparto conciario - in via generale - si inserisce nella seconda manifattura italiana, quella della moda, che muove un giro annuale di 95 miliardi di euro, fortemente vocata all’export. Di conseguenza anche la ripartenza nei paesi esteri, come la Cina, avrà un impatto più o meno rilevante sugli affari del comprensorio. —MARCO SABIA
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