Gioco
Vita di paese: Treggiaia, dove l’emergenza non fa paura e ci si sente come in famiglia
La bottega di alimentari che nel lockdown porta la spesa a casa, il pensionato factotum che tiene in ordine la chiesa. La quotidianità serena di una comunità che nella storia ha già sconfitto la peste e un incendio e un terremoto devastanti
Sono i periodi complicati a dimostrare la forza di un legame. Quando aumentano le difficoltà, alcuni legami si possono allentare, sfilacciandosi sotto il peso dello stress, della fatica, della solitudine. Altri, invece, si rafforzano. Il senso di appartenenza, che tiene unita un’intera collettività, è stato minacciato e messo alla prova dall’emergenza sanitaria dovuta all’epidemia da coronavirus. L’isolamento forzato e la paura della malattia possono creare fratture insanabili all’interno di una comunità. Oppure, confermarne l’identità condivisa. Questo è successo a Treggiaia, borgo posto sulle colline a sudovest di Pontedera, dove la collettività, da decenni, si è trasformata in una famiglia allargata.
IL BORGO
Quella dei borghi italiani sta diventando una geografia dell’abbandono. Lo spopolamento dei piccoli centri a favore di un’urbanizzazione spesso selvaggia non è un fenomeno riconducibile a quella o questa amministrazione. Si tratta di un processo che va avanti da almeno cinquant’anni. La chiusura delle attività – l’ultima macelleria, ad esempio, non è più aperta da un paio d’anni – e delle scuole, purtroppo, ne sono conseguenza. Per questo, la storia di Treggiaia e della sua comunità è una storia di resistenza. Nel 1374 fu colpita da un’epidemia di peste che mieté gran parte della popolazione causando ulteriori lutti fino al 1399. Nel 1602, il 20 luglio, il paese fu colpito da un devastante incendio spento, vuole la leggenda, grazie all’intercessione della Madonna di Ripaia. E nel 1846 fu quasi completamente distrutto da un violentissimo terremoto. Una storia che diventa per certi versi eroica anche in tempi come questi. L’ufficio postale aperto una volta a settimana ne è un simbolo: la consulta locale, insieme all’allora sindaco Simone Millozzi, lo salvò nel 2016, quando un piano di razionalizzazione rischiava di farlo chiudere per sempre. Un presidio fondamentale, a cui si aggiunge il circolo ricreativo, ancora attivo grazie ad alcuni volontari. Anche loro impegnati a donare a Treggiaia e alla sua collettività il proprio tempo.
DONARE IL TEMPO
In famiglia, del resto, funziona così. Ci si aiuta, senza troppi schemi mentali o ragionamenti di convenienza. Ognuno dedica del tempo all’altro. Così come fa Ivaldo Salvadori, il vero e proprio factotum della comunità. È in pensione, Ivaldo, ma questo non gli interessa: dedica tempo, energie e pazienza alla collettività, dai più anziani ai più piccoli. Ed è sempre in prima linea, insieme alla moglie Simonetta, quando c’è dare una mano alle suore, da guidare il pulmino per trasportare i bambini dell’asilo, da tagliare l’erba intorno al gioiello della frazione, la chiesa della Madonna di Ripaia, da fare qualche lavoro di pulizia o di manutenzione all’immobile religioso di stile romanico, o nell’area circostante. Dove nei giorni festivi, quando il meteo lo permette, i due nuovi parroci celebrano la santa messa all’aperto, rispettando le norme per il contenimento dell’epidemia di coronavirus, nel bel giardino con vista panoramica sulla Valdera e il Valdarno. Lo stesso senso di attaccamento alla comunità ha animato, per tutto il periodo di isolamento, Vincenzo Mannari, titolare del negozio di alimentari del paese. A fine mattinata, per chi ne aveva bisogno, Vincenzo ha portato la spesa a domicilio. Un aiuto indispensabile, soprattutto per gli anziani che vivono nel paese e che non hanno la possibilità di recarsi nei supermercati del territorio. Ma niente di strano: siamo in famiglia.
UNA COMUNITÀ CHE VIVE
Non è una storia triste quella di Treggiaia, anzi. Il forte senso di comunità trabocca e sgorga tra le stradine del borgo. Il Gruppo donatori Fratres della frazione, dove vivono poco più di 700 persone, in accordo con l’amministrazione comunale, ha puntellato il sistema di solidarietà attivato per l’assistenza delle persone anziane e più bisognose. E ancora, la Congregazione della Madonna di Ripaia, che coinvolge molti degli abitanti e che da sempre si prende cura della chiesa in stile romanico; così come dell’altra chiesa situata all’interno del paese, dedicata a San Lorenzo e San Bartolomeo, per la quale sono state raccolte risorse destinate alla sistemazione del campanile. Non manca, poi, l’aggregazione sportiva con il Gruppo sportivo Treggiaia, presieduto da Giovanni Baroni, che nelle ultime stagioni, ha sorpreso e conquistato traguardi di grande livello.
TREGGIAIA CHE PIACE
E che non sia una storia triste, ma di forza, lo dimostrano le visite che arrivano da fuori Treggiaia. Immerso nella natura e nella quiete delle colline della Valdera, il borgo è un’attrazione irresistibile per stranieri e per molti che, durante la settimana, vivono in città. Meta continua di amanti delle passeggiate nel verde. «È un piccolo gioiello della natura – dice ad esempio il dottor Roberto Bartaloni, che con la moglie è un assiduo frequentatore della frazione, insieme ad altri amici che raggiungono spesso a piedi il borgo da Pontedera, percorrendo stradine e viottoli immersi nel verde – Anche il clima è gradevole, nella stagione calda qui si sta meglio che in città». E da tempo, ormai, anche per cicloamatori e amanti del nordic walking – ovvero, quel tipo di attività fisica molto simile a una marcia, ma con l’utilizzo di appositi bastoni da passeggio – è un appuntamento fisso, soprattutto nei weekend, quello con Treggiaia. Che conquista i visitatori. Innamorati delle sue bellezze paesaggistiche e di quel clima “familiare” che si respira in questa minuscola, verde e tranquilla frazione collinare del comune di Pontedera. –
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