Il Tirreno

Pontedera

Un serial killer si aggira per Peccioli, niente paura: è l’omaggio di De Marco

Cristiano Marcacci
Un suggestivo scorcio della piazza principale di Peccioli
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Un suggestivo scorcio della piazza principale di Peccioli

Il nuovo thriller dello scrittore, “Il cacciatore di anime”, è ambientato interamente in Alta Valdera. In tutte le librerie

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PECCIOLI. Profuma di Peccioli e di Alta Valdera il nuovo romanzo di Romano De Marco, “Il cacciatore di anime” (Piemme editore, 17,50 euro), disponibile in tutte le librerie.

Il thriller di uno dei giallisti italiani in questo momento più apprezzati (vincitore per due volte del premio dei lettori allo Scerbanenco) è infatti proprio ambientato tra le colline pisane. Un omaggio a quella terra che da tempo ha ormai eletto De Marco, protagonista e più volte prezioso collaboratore della kermesse “Parole Guardate” organizzata ogni anno dalla Fondazione Peccioliper, a cittadino onorario di Peccioli.

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Tutto comincia con una donna senza vita disposta in una teca come fosse una reliquia. È solo la prima di una tragica scia di sangue. «Romano De Marco – promette la Piemme editore – ci porta per mano nel buio più profondo delle nostre anime, e forgia una gabbia che non lascia scampo al lettore in un nuovo thriller teso e agghiacciante».

Protagonista del racconto è Angelo Crespi, uno dei maggiori esperti italiani di serial killer. Ne ha catturati tre, grazie alla capacità di entrare nelle loro menti e anticiparne le azioni criminali. La sua è stata una carriera straordinaria, fino a quel giorno maledetto. Il giorno in cui ha dovuto pagare un prezzo troppo alto per chiunque. Quando il dolore è impossibile da sopportare, l’unica alternativa al suicidio è scomparire dalla faccia della terra. Addio al lavoro, ai legami, persino alla propria identità.

Con un nuovo nome, da oltre vent’anni, Crespi vive un’esistenza diversa, cercando di venire a patti con i fantasmi del passato. Ne “Il cacciatore di anime” ha trovato rifugio in un paese defilato, avvolto nella placida atmosfera delle colline toscane, in provincia di Pisa. Peccioli sembra la meta ideale per il suo buen retiro, fino a quando anche in quel luogo ameno qualcuno inizia a uccidere. Delitti rituali, spietati, legati al patrimonio artistico cittadino. L’uomo chiamato a indagare è il capitano Mauro Rambaldi, del reparto operativo dei carabinieri. Un uomo d’azione, pragmatico, un investigatore di talento. Ma quando la sua indagine si rivela più complessa del previsto, Rambaldi non può fare a meno di chiedere a Crespi di gettarsi ancora una volta nella mischia per aiutarlo a catturare l’assassino. Per il cacciatore di anime, dunque, si profila una nuova sfida… e stavolta potrebbe essere l’ultima. Inequivocabile la minaccia che il serial killer rivolge a Crespi: «Io sto ristabilendo l’ordine delle cose. Le stagioni del dolore hanno un’alternanza naturale, che deve essere rispettata. Tu hai scontato la tua. Io ho vissuto la mia per una vita intera. Ora tocca di nuovo a te. E l’unico modo di interrompere questo ciclo è la tua morte».

È dunque pronto a regalarci nuovi brividi Romano De Marco, classe 1965, dirigente responsabile della sicurezza di uno dei maggiori gruppi bancari italiani. Esordisce nel 2009 nel Giallo Mondadori con “Ferro e fuoco”, cui fanno seguito “Milano a mano armata” (Foschi, Premio Lomellina in Giallo 2012) e “A casa del diavolo” (Fanucci). Per Feltrinelli scrive “Io la troverò”, “Città di polvere” e “Morte di Luna”. I suoi racconti sono apparsi su giornali e riviste, tra cui Linus e il Corriere della sera, e su oltre 20 antologie. Per Piemme ha pubblicato “L’uomo di casa” (Premio dei lettori Scerbanenco 2017), “Se la notte ti cerca” (Premio Fedeli 2018) e “Nero a Milano” (Premio dei lettori Scerbanenco 2019).

«La scrittura per me – ebbe a dichiarare De Marco in un’intervista di alcuni anni fa – ha anche una funzione catartica, benché la mia sia una narrativa di intrattenimento. Riesco a trattare temi esistenziali e personali, senza che i miei lettori ne avvertano il peso, perché lo faccio attraverso i miei personaggi che hanno tutti, dentro, qualcosa di me». —


 

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