Italia
Mille euro d’incentivo in busta paga ai propri dipendenti
Il fucecchiese Ivo Mancini ha deciso di premiare così i lavoratori della Cm Tannery che ha sede a Santa Croce «Il mondo non finisce col Covid»
SANTA CROCE
La verve e la voglia di combattere dell’imprenditore di Fucecchio Ivo Mancini è difficilmente arginabile: a 85 anni è ancora un fiume in piena e guarda al futuro con rinnovata speranza e con costante voglia di investire su se stesso ma anche sui suoi dipendenti. Ai quali, ad esempio, ha appena concesso un contributo di 1.000 euro a testa, come “incentivo”.
Sono circa 35 i lavoratori della Cm Tannery - azienda di macchine per conceria di Santa Croce fondata da Mancini negli anni del boom economico - che ne hanno beneficiato, in un momento in cui è già tanto se si riesce a percepire la cassa integrazione. Se il presente è fosco, non è detto che lo debba essere per forza anche il futuro. E se lo dice un “giovanotto” di 85 anni c’è da crederci.
Mancini, tra l’altro, da 2 anni ha investito cifre considerevoli per aprire una start up che formi i giovani lavoratori, i quali poi a loro volta potranno diventare piccoli-grandi imprenditori. Questo per non disperdere il know ouw che Mancini rivendica ad ogni batter d’occhio come tesoro inestimabile per il distretto. La Cm Tannery da 50 anni produce macchinari per la lavorazione conciaria, mentre la giovane Futura lavorazioni meccaniche collabora con la casa madre dopo aver acquistato una serie di macchinari all’avanguardia.
Ma perché - in un momento del genere - corrispondere mille euro ad oltre 30 dipendenti della Cm? «Guardo la tv, leggo i giornali e noto che per le famiglie vengono promessi tanti aiuti che però non si trasformano in realtà. Questi ragazzi lavorano e non è giusto che guadagnino meno perché sono in cassa integrazione, magari hanno delle spese da pagare che non possono rimandare. È un segno di buona volontà, il mondo non finisce col coronavirus. E serve fiducia per guardare al futuro».
L’idea di Mancini - attraverso la sua start up - è di insegnare un mestiere ai giovani, perché a suo parere c’è uno scollamento enorme fra il mondo della scuola e quello del lavoro. Giovani che così facendo potrebbero aprire, come fece lui negli anni 60, nuove ditte, dopo essersi formati al tornio e fra i macchinari che richiedono sudore e tanta competenza manuale (quella che sta sparendo). La Futura Lavorazioni potrebbe anche diventare una scuola di meccanica, così da esaudire il sogno dell’imprenditore fucecchiese che si è realizzato a Santa Croce.
Mancini ha raccontato al mondo di questa sua “battaglia” per salvare il talento della manualità, ha scritto anche al presidente della Repubblica Sergio Mattarella e al premier Giuseppe Conte. «Già da dopo le medie chi vuole intraprendere un determinato percorso deve poterlo fare – conclude Mancini – È fondamentale per noi formare tecnici specializzati che ci aiutino e che a loro volta possano tentare l’avventura imprenditoriale come feci io dopo 15 anni alle Gozzini». —
marco sabia
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