Gioco
I titolari dei bar-pasticcerie: «Bene gli aiuti ma l’affitto è il vero incubo»
Viaggio tra gli esercenti di Santa Croce tra incassi dimezzati e organici ridotti: «Per ripartire davvero dobbiamo superare la paura»
SANTA CROCE. Stare vicini al bancone, chiacchierare di calcio, politica o gossip. Abitudini che sembrano appartenere ad un’era geologica fa ma che in realtà sono parte della vita sociale di un po’ tutti. Tuttavia, non si sa ancora per quanto, nei bar bisogna star lontani, non perdersi in tante chiacchiere e rispettare rigorosamente gli spazi. Di conseguenza, per chi è dall’altra parte del bancone, gli incassi subiscono un bella mazzata. Una mano può arrivare dagli aiuti governativi e comunali (come la cancellazione parziale della Tari e quella totale del suolo pubblico, vedi box a destra), ma in contemporanea i titolari di queste attività devono comunque trovare un modo per pagare gli affitti. Che, in molti casi, vengono chiesti per intero (come se la situazione fosse normale e non eccezionale). Abbiamo parlato coi titolari di tre storiche pasticcerie di Santa Croce sull’Arno: Vacchetta (piazza Garibaldi), Caffè Giannini (piazza Matteotti) e Loriana Betti (via di Pelle). E in tutti i casi è emerso come la ripartenza da fase 2.5 sia un mix di dubbi e speranze.
Da Vacchetta è scritto già all’ingresso che la capienza interna per il pranzo è stata ridotta del 70%: «A pranzo siamo passati da 45 a 15 persone a tavola – spiega Paolo Seghetti – ma per fortuna noi non ci siamo mai fermati grazie alle consegne a domicilio. La nostra attività non si trova in un punto di passaggio, è una luce accesa importante in questa piazza e in questo corso che hanno bisogno di investimenti. E in un momento così complicato ogni aiuto è ben accetto, sia dall’amministrazione che dal governo. C’è però la questione degli affitti: sarebbe fondamentale che in questo periodo ci venissimo un po’ tutti incontro».
Certo, nei rapporti fra privati ognuno tutela i propri interessi, è evidente e normale che sia così. Ma di normale in questo 2020 c’è stato finora ben poco. Discorso simile anche al Caffè Giannini, punto di ritrovo storico della “santacrocesità”: «Metà degli introiti uguale metà del lavoro – sottolinea Giulia Giannini – il che vuol dire tenere alcune delle nostre ragazze a casa. Siamo fortunati ad avere un ampio spazio fuori, anche se non tutti hanno ancora imparato a gestire la nuova socialità. E quando incassi meno diventa più difficile pagare l’affitto, che chiaramente ti possono chiedere per intero indipendentemente da tutto».
Da Loriana Betti la situazione è più o meno lo stessa: «Come il 90% delle attività locali – spiega Linda Meacci – siamo legati al destino del distretto; se c’è poco lavoro c’è anche poco transito e le persone non si fermano a fare colazione, oppure fanno due conti e decidono di risparmiare. Avevamo fatto una stima tempo fa dalla quale emergeva che dalle 8 alle 20 passavano da via di Pelle circa diecimila auto; ora invece ci sono dei momenti della giornata con dei vuoti preoccupanti. Adesso viaggiamo al 60-70% del normale, lavoriamo in 6 quando a pieno regime siamo 14; il modo di lavorare è totalmente cambiato, le consegne a domicilio son diventate fondamentali. Ma per ripartire, più che un aiuto economico, serve che le persone si sblocchino mentalmente e non abbiano più paura. La mascherina e il distanziamento involontariamente creano diffidenza». —
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