Italia
Le famiglie scendono in piazza contro la didattica a distanza
Iniziativa davanti alla scuola Curtatone e Montanara a Pontedera, tra striscioni e proteste La testimonianza di una bambina: «Due mesi difficili per me e la mia mamma»
PONTEDERA. Mancano pochi minuti alle quattro del pomeriggio di sabato 23 maggio quando la piazza delle panchine d’autore, davanti alla scuola Curtatone e Montanara a Pontedera, comincia ad animarsi. Arrivano intere famiglie, genitori, bambini. Ma anche insegnanti. Il momento più emozionante è quando una bambina chiede di prendere la parola e racconta le difficoltà che lei e la mamma hanno avuto in due medi di didattica a distanza. A darsi appuntamento in piazza Garibaldi sono gruppi nati in maniera spontanea di genitori e studenti, ma anche di insegnanti, che vogliono sollecitare una ripartenza della scuola pubblica a settembre.
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Non c’è più tempo da perdere, dicono, è in ballo il futuro dei nostri giovani, basta con la didattica a distanza che, tra l’altro, penalizza le famiglie più deboli economicamente e i ragazzi nati con una fragilità. I manifestanti arrivano all’ombra dei pini, si piazzano in maniera distanziata tra loro. Mascherine e cartelloni, realizzati dagli stessi ragazzi. “L’insegnamento è una relazione tra due esseri umani”, “No alla Dad”, “Voglio rivedere i miei compagni”, “La scuola è una noia, ma la Dad uccide”, sono alcuni degli slogan su cartelli e striscioni esposti.
Sono circa 200 le persone (distanziate di oltre un metro l’una dall’altra, sotto lo sguardo vigile della polizia) che a Pontedera hanno aderito alla manifestazione nazionale che ha coinvolto 16 piazze in tutta Italia. Un modo semplice e al tempo stesso di affetto per far sentire la voce di chi crede che la scuola sia non solo didattica, ma anche un momento per insegnare a socializzare. Il messaggio della protesta è rivolto al governo e al ministro Azzolina “Priorità alla Scuola”, declinata in termini di investimenti, assunzioni e soprattutto un ritorno alla normalità nella didattica.
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«Mio figlio non riesce a concentrarsi davanti a un pc», «A volte le lezioni si interrompono bruscamente, salta il collegamento». E ancora: «I nostri figli devono imparare a stare insieme e a relazionarsi con gli insegnanti». «La Dad alimenta le diseguaglianze, non è uno strumento democratico», è la sintesi della richiesta, ripetuta anche davanti all’assessore comunale alla scuola Francesco Mori, arrivato ad accogliere i manifestanti. Contestato il ministro Lucia Azzolina per la «poca progettualità nelle misure per il futuro della scuola». «Ancora una volta nell'agenda politica la scuola è all'ultimo posto», ricorda un insegnante precario. Per la Valdera coordina l’iniziativa, Barbara Mamone di Casciana Terme, del Comitato Priorità alla scuola. «C’è stata una larga partecipazione, in certi momenti siamo arrivati anche a trecento persone».
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