Il Tirreno

Pontedera

Testata fatale in fabbrica 

Sette anni per una vita finita «L’entità della pena sorprende»

Sabrina Chiellini

Parla uno degli avvocati della parte civile. «Famiglia rimasta senza parole ma finalmente sono state accertate le responsabilità nella tragedia»

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bientina

Una condanna a sette anni di reclusione e la vita spezzata a 44 anni di un padre di famiglia. Alla lettura della sentenza della Corte d’Assise, in tribunale a Pisa, dopo un’udienza a porte chiuse a causa dell’emergenza sanitaria, i familiari di Astrit Gerdeci, 44 anni, morto il primo aprile 2018 dopo un’agonia iniziata l’8 marzo, sono rimasti in silenzio. Hanno affidato ai loro avvocati Daniele Regi, che ha assistito le parti civili insieme alla collega Federica Coppi, un primo commento, in attesa di conoscere le motivazioni della sentenza di primo grado che ha condannato Zinhi Cullhaj, 25 anni, operaio albanese residente a Bientina, a 7 anni per il reato di omicidio preterintenzionale, escludendo l’aggravante dei futili motivi. «I familiari disapprovano la condanna a sette anni – dice l’avvocato Regi – anche se la sentenza riconosce finalmente le responsabilità del collega che lo ha colpito con una testata. È la prima volta, da quando è avvenuta la tragedia, che le responsabilità di chi lo ha aggredito nello spogliatoio della segheria a Bientina, vengono accertate. Aspettiamo ora di leggere le motivazioni della sentenza per avere un’idea ancora più chiara delle valutazioni dei giudici dell’Assise».

L’imputato, che è difeso dagli avvocati Sara Baldini e Laura Deri, è stato condannato anche a pagare un risarcimento alle parti civili la cui entità sarà stabilita in sede civile, con una provvisionale immediatamente esecutiva di 100mila euro alla vedova (che si era costituita anche per i figli minorenni), trentamila euro al padre e la stessa cifra alla madre, 10mila euro ad ogni fratello della vittima. «Per la famiglia è stato un grande dolore – aggiunge l’avvocato della parte civile – si aspettavano una condanna di diversa entità, lo stesso pubblico ministero aveva chiesto 14 anni, alla luce di come sono andati i fatti». Per conoscere le motivazioni la Corte di Assise ha preso 90 giorni di tempo.

La vittima e l’aggressore (che poi perso il posto di lavoro) lavoravano in una segheria a Bientina. Tra i due non doveva esserci un grande feeling ma il giorno della testata mortale le cose sono andate ben oltre quello che si poteva immaginare.

I due, stando alla ricostruzione dei carabinieri di Bientina, litigarono prima mentre stavano lavorando.

La vittima reagì pronunciando una grave offesa. Disse parole che nella cultura albanese non sono facili da accettare. Quando i due si trovarono faccia a faccia negli spogliatoi il 25enne, che però ha sempre dato una versione diversa dei fatti, lo colpì. Nelle ore successive le condizioni della vittima si aggravarono fino alla morte. —

Sabrina Chiellini



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