Gioco
Rubina, la chef innamorata delle sue origini
«Sarà bello contribuire al rilancio post-Covid dei ristoranti di Peccioli. Quello della ristorazione è uno dei settori più colpiti»
peccioli
È nata a Pisa e cresciuta nel cuore della Valdera. La sua passione per la cucina, dopo un lavoro nel mondo della finanza con il quale l’amore non era mai scoppiato, l’ha portata a vivere in Lombardia. Proprio dove l’emergenza coronavirus è esplosa per prima e dove ha fatto più vittime. Dopo tre mesi di quarantena, vissuti tra le mura di casa e qualche uscita in giardino sentendo anche trenta ambulanze al giorno sfrecciare a sirene spiegate, finalmente anche per la chef pontederese Rubina Rovini, ex concorrente di Masterchef, la vita, anche professionale, riparte.
Com’è ripartire proprio dalla sua terra, da Peccioli in particolare?
«L’anno scorso sono stata a Peccioli per una masterclass tenuta in occasione della rassegna 11Lune, quindi per me è un piacevole ritorno nella terra dove sono nata e cresciuta. Ripartire da qui dopo questo periodo difficile è un bellissimo segnale. Anche per il progetto che andrò a curare nei prossimi mesi».
Sarà di supporto a quattro ristoratori che vogliono rilanciarsi in epoca post-pandemica...
«Quello della ristorazione è stato uno dei settori più colpiti dal lockdown. E il progetto con Peccioli ha un valore etico per rinascere anche dalle ceneri. Il mio compito iniziale con questi quattro imprenditori sarà di analizzare i valori che hanno caratterizzato le scelte dei ristoratori in passato. Nella nuova era Covid alcuni andranno mantenuti, altri profondamente cambiati. Sicuramente una parte importante di clientela, almeno inizialmente, andrà a far aumentare le richieste in delivery e take away. Poi seguirò una fase di test in cucina e darò ricette e mia esperienza per revisionare il menù. La terza fase sarà quella dello sviluppo dei canali di comunicazione, dai social a quelli più tradizionali, per affrontare al meglio la rinascita».
Su cosa dovranno puntare i ristoranti pisani per rilanciarsi?
«La potenzialità del territorio pecciolese, ma anche dell’intera Valdera, sta nelle aziende biologiche. Così come nell’allenamento e ovviamente nel vino, che è nel nostro dna. Non abbiamo bisogno di cercare chissà cosa per acquisire un valore aggiunto. Dalle farine biologiche fino ai prodotti a chilometro zero, in tutta la Toscana i ristoratori dovranno puntare su qualità».
Com’è stato vivere in Lombardia, dove abita adesso, l’emergenza sanitaria?
«Ho avuto la fortuna di poter passare del tempo in giardino. Ma dove abito, nell’Oltrepò Pavese, il silenzio veniva rotto, nel periodo di massima crisi, da almeno trenta ambulanze al giorno. Era straziante. Una delle cose più difficili alle quali ho dovuto rinunciare, poi, è stata fare la spesa. Per me, per la professione che faccio, era un piacere. È diventato, invece, un momento angosciante, nel quale incrociavo spesso gli sguardi di persone che stavano affrontando un periodo difficile. Leggevo nei loro occhi paura e tristezza. Per questo ripartire in questo momento, anche se con tutta la prudenza del caso, mi fa piacere. Appena iniziato il lockdown, che in Lombardia dura da febbraio, ho dovuto cancellare almeno tre mesi di progetti. Anche dal punto di vista lavorativo era preoccupante».
Durante la quarantena però ha avuto modo di rendere ufficiale una “dolce” notizia?
«Sì, mio figlio Vittorio a settembre avrà una sorellina, Nina. Sono stata per le visite di rito negli ospedali e anche se per qualcosa di meraviglioso, ho vissuto una situazione di emergenza. A Peccioli lavorerò con il pancione, ma ci sono abituata. Anche 4 anni fa, quando facevo corsi di cucina in Valdera, ero incinta. Sarà un ritorno al passato». —
Alessandro Bientinesi
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