Gioco
Opinioni discordanti tra gli ambulanti sul “nuovo” mercato in piazza Romero
Ma lo spostamento è sicuramente la soluzione migliore per garantire il distanziamento e scongiurare assembramenti
Marco Sabia / santa croce
Visto che tira aria di esame, si può dire che il mercato di Santa Croce sull’Arno - ripartito al completo in questa fase 2 - ha ottenuto un’ottima votazione: i banchi sono tornati in piazza Romero, a due passi dal palazzetto, perché la conformazione di quest’area meglio si presta ai nuovi dettami del distanziamento sociale e degli ingressi contingentati. Si entra da un lato e si esce da un altro, seguendo delle frecce rosse sull’asfalto; a vigilare gli agenti della polizia municipale, coadiuvati dai volontari delle associazioni di protezione civile. Non si sono verificati particolari assembramenti, anche perché come detto gli ingressi non erano liberi. Soltanto nei pressi di alcuni banchi più affollati si sono creati dei gruppetti di persone che in una situazione normale non avrebbero destato alcun allarme ma che adesso vengono continuamente tenuti sott’occhio. In ogni caso gli agenti hanno a più riprese spiegato ai fruitori come si entra e come ci si comporta; ad esempio non si può percorrere il percorso prestabilito in “contromano”, perché così facendo le persone si concentrano troppo in alcune aree.
Ma per i commercianti come è andata? Per loro con ieri si è conclusa la prima settimana di lavoro dopo oltre 2 mesi di chiusura, dubbi e zero guadagni. E poi: si trovano meglio nella nuova collocazione oppure in quella vecchia a due passi dal Comune? Su questo le opinioni sono discordanti, anche perché non esiste una soluzione totalmente positiva e una totalmente negativa. «In centro – racconta l’ambulante Giovanni Mallia – è tutta un’altra cosa, soprattutto per gli anziani che possono arrivare a piedi o in bici. Qui siamo vicini ad un supermercato e c’è il rischio che le persone vadano a spendere lì e qui vengano soltanto a fare una girata all’aperto. E poi il nostro mercato attira clienti da Santa Croce, Fucecchio e Castelfranco: spostandoci in piazza Romero ci allontaniamo da Fucecchio e così facendo quei clienti possono preferire di andare a Ponte a Egola».
Meno critico Mauro Dainelli, che vende vestiti: «A livello logistico qui siamo collegati meglio: mi chiedo soltanto dov’è che si possono creare assembramenti con tutto questo spazio e potendo stare all’aperto. Allora le persone al supermercato non si assembrano? Per fortuna siamo ripartiti, anche se le persone non hanno molto da spendere adesso: noi stiamo incassando il 60-70% in meno». C’è poi Renzo Beconcini, che vende le scarpe e fa notare un particolare non da poco: «Si tratta più che altro di abituarci a fare dei percorsi prestabiliti, non è un grosso disagio. Certo anche noi conviviamo con un -30% di incasso. Però il problema è un altro: le fabbriche sono state ferme e quindi fra un mese potremmo trovarci con poca merce da offrire al pubblico. Le aziende stanno già lavorando sull’invernale del prossimo anno, questa fase della stagione l’hanno praticamente cancellata. Ed è un peccato perché per noi da marzo a ottobre è il periodo più favorevole e remunerativo».
Massimo Terri, invece, non si sbilancia: «Fare dei bilanci adesso è complicato, però posso dire che un mercato in un centro storico aiuta a tenerlo vivo. Ma più che la collocazione è la psicologia delle persone adesso a fare la differenza: c’è paura, oltre che poco da spendere; finché le persone non si sentiranno nuovamente libere di uscire non torneremo a quello che eravamo».
Tutti i banchi erano muniti di disinfettanti e di segnali per evitare l'accalcarsi di persone. A parte pochissimi frequentatori, tutti avevano la mascherina e seguivano i percorsi indicati dalle frecce a terra. —
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