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Pontedera

lavoro e fase 2 

Boom delle mascherine coi colori delle contrade

Marco Sabia
Boom delle mascherine coi colori delle contrade

Nata per creare abiti destinati alle feste per i diciottesimi, la sartoria Casa Margot spopola coi dispositivi personalizzati

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FUCECCHIO

Chi l’ha detto che una mascherina deve esser per forza brutta e anonima? Nessuno. Certo, in primis deve esser contenitiva (cioè proteggere) e in alcuni casi protettiva (cioè proteggere chi la indossa, come gli operatori sanitari). Ma se in piena fase 1 c’era la caccia a qualsiasi tipo di mascherina - alcune delle quali decisamente discutibili - col sopraggiungere della fase 2 e con la consapevolezza di dover convivere sia col virus che con la mascherina stessa, la gente ha iniziato a desiderare degli oggetti protettivi ma anche “fashion”.

Alla fine Fucecchio è terra di inventiva ma anche di moda. Le concerie, ma anche piccole realtà, come la sartoria artigianale Casa Margot, che spopola con le mascherine che sta cucendo ormai da settimane. E pensare che questa piccola casa di moda era nata con l’obiettivo di realizzare vestiti su misura per le ragazze che desiderano un diciottesimo da sogno; poi però è sopraggiunto il coronavirus, che ha bloccato qualsivoglia tipo di cerimonia.

Così a Casa Margot hanno iniziato a cucire... mascherine. Che sono diventate come le ciliegie: una tira l’altra. Quelle coi colori della Sampdoria sono diventate un oggetto di culto nella Genova blucerchiata, per dirne una; per non parlare di quelle della Fiorentina. Ora, però, a Fucecchio è tempo di Palio. Che (almeno per ora) non ci sarà, ma questo non vuol dire che i contradaioli non ne sentano il richiamo. E questo lo denota proprio il fatto che stanno andando a ruba le mascherine coi colori delle dodici contrade, alcune delle quali si sono già fatte avanti con la sartoria per realizzarle con l’aggiunta dello stemma e del motto (che è in latino).

«Non ce l’aspettavamo – spiega Riccardo Lippi, uno dei fondatori della sartoria – e adesso lavoriamo solo con le mascherine. Abbiamo notato, forse perché dovremo conviverci ancora, che adesso le persone fanno attenzione allo stile della mascherina; in poche parole sono diventate un oggetto fashion, di moda, oltre che protettivo. Ce le chiedono le contrade come le attività, che le vogliono personalizzate per i loro dipendenti».

Lippi racconta anche che gli ordini sono così tanti da richiedere uno sforzo supplementare al gruppo di lavoro. Nell’attesa di poter tornare a cucire vestiti per i diciottesimi, la sartoria è riuscita a riconvertirsi e a guardare con speranza al futuro. E così i colori delle contrade attraverseranno Fucecchio anche grazie alle mascherine, perché rinunciare alla propria appartenenza è difficile pure in tempo di pandemia ed emergenza sanitaria. —

Marco Sabia

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