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Pontedera

Sconfigge il virus a 79 anni dopo un mese di terapia intensiva: «Miracolo dei medici»

Michele Morabito
Sconfigge il virus a 79 anni dopo un mese di terapia intensiva: «Miracolo dei medici»

La testimonianza di Vittoria Paiotti, mamma dell’ex candidata sindaca di Volterra Rosa Dello Sbarba 

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VOLTERRA. Con un filo di voce Vittoria Paiotti ci racconta la sua avventura e la sua battaglia contro il Covid 19 vinta in questi giorni dopo quasi due mesi tra terapia intensiva ed ospedali.

Vittoria, legata a doppio filo a Volterra, dove ha vissuto dal 1972 fino a qualche anno fa (la figlia Rosa Dello Sbarba, ex assessora della Provincia di Pisa è stata anche candidata sindaca della città etrusca nel 2009), è un personaggio importante della storia politica pietrasantina, terzo assessore donna della storia cittadina nel 1970 nella prima giunta a guida Rolando Cecchi Pandolfini con deleghe alla sanità, igiene e pubblica istruzione.

Insegnante in pensione ha trasmesso la passione per la politica ai figli Rosa e Giuseppe, ma anche alla nuora Daniela Ferrieri in giunta con sindaco Domenico Lombardi. La disavventura di Vittoroia Paiotti inizia a fine febbraio con una febbre persistente che non se ne va, scambiata per una bronchite di stagione fino a quando la signora Paiotti, classe ‘41, di fatto accusa pesanti problemi respiratori: «Sono arrivata al punto di non riuscire quasi più a respirare, se ne sono accorti in casa mio marito ed i ragazzi, ma non ricordo dell’arrivo dall’ambulanza perché ormai avevo perso conoscenza. Di quel giorno non ricordo niente e di oltre un mese in terapia intensiva non ho ricordi, poi mi sono svegliata in sub intensiva: mi affiorano dei flash, storie non vere che il cervello ha elaborato mentre dormivo. Il primo ricordo dopo la terapia intensiva è stato l’ambiente del risveglio al Noa (Nuovo ospedale delle Apuane, ndr) di Massa, una stanza di ospedale con due letti. Nell’altro non c’è mai stato nessun altro malato, capitava piuttosto che qualcuno del personale medico ne approfittasse per un minuto di ristoro. Una cosa che mi ha lasciato meravigliata è stata l’abnegazione del personale, la competenza e direi anche la pazienza. Ogni giorno era una piccola conquista, indossando una mascherina di plastica che era fastidiosissima, ma era un qualcosa di necessario. Avevo una dottoressa che si occupava solo di me come accadeva con gli altri pazienti. Poi è arrivato il trasferimento nel reparto di medicina e quindi al Versilia, dove ho iniziato la riabilitazione che è appena iniziata».

Adesso Vittoria Paiotti ha iniziato a muoversi con il deambulatore e con la sedia a rotelle per gli spostamenti più lunghi: sono stati mesi di angoscia e di speranza per il marito ed i figli, che hanno dovuto fare il loro periodo di quarantena senza avere sintomi, ma non potendo uscire di casa, appesi al telefono per avere notizie dall’ospedale senza poter essere vicini alla madre, non sapendo se e come avrebbero rivisto la loro moglie e mamma.

«Adesso inizio a stare meglio – racconta ancora Vittoria – essere a casa oggi è una grande conquista per me, poter vedere i miei congiunti, vedere i progressi di ogni giorno. Al Versilia sono stati bravissimi: in tre giorni mi hanno rimesso in piedi, mi hanno dato gli esercizi da fare a casa. Devo dire che tutto lo staff del Noa della terapia intensiva e del reparto di Medicina è stato eccezionale e devo dire lo stesso del Versilia. Un terapista per ogni malato ci dava conforto per la qualità della nostra sanità pubblica».

Vittoria Paiotti fu anche assessora a Pietrasanta all’inizio degli anni Settanta con la prima giunta Pandolfini: «Allora le donne in politica erano pochissime: ero l’unica donna in Consiglio Comunale per il Psiup quando iniziò quella stagione della politica eccezionale che rivoluzionò la città».

Una brutta esperienza che Vittoria Paiotti non dimenticherà: «Si combatte contro un nemico che non si conosce e che credo andrà avanti ancora per tempo: credo che possiamo assumere degli atteggiamenti di prudenza, ma non è ancora vinta la battaglia con una difesa che talvolta è maldestra. Della nostra sanità toscana non posso che dire bene: qualcuno mi ha detto che sono miracolata per essere guarita, io dico che il miracolo l’hanno fatto i nostri medici che sono stati eccezionali. Dovremmo prenderne coscienza quando ne parliamo». –

Michele morabito

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