Gioco
Covid e restrizioni uniscono i 12 popoli «No al Palio a metà, meglio saltare un giro»
Sul tavolo c’è l’ipotesi di recuperare l’evento a ottobre, ma le contrade (chiuse da due mesi e con le casse vuote) frenano: «No alla sfilata con le mascherine, alle cene “ristrette” e agli ingressi contingentati per il Cencio, la Tratta e in Buca»
L’OMBRA DEL VIRUS
Il Palio è aggregazione, goliardia, abbracci, scherzi, canti, pomeriggi passati a montare i tavoli per le cene: tutti aspetti che adesso cozzano pesantemente con l’imposizione del distanziamento sociale, per motivi abbastanza evidenti. E allora che fare? Sullo sfondo c’è una data indicata per recuperare l’evento inizialmente previsto per il 24 maggio: è il 4 ottobre, giorno dopo il patrono, che però potrebbe essere “rubata” dalle elezioni regionali (già rinviate per l’emergenza in corso). Ma se le misure di sicurezza non verranno allentate, sarà fondamentalmente impossibile organizzare un Palio per come è conosciuto. E allora meglio niente, meglio rinviare al prossimo anno, sperando che sia una corsa della riscossa, senza l’assillo inquietante del virus.
Parlando coi dodici presidenti delle contrade, emerge che tutti vorrebbero correre, però a condizioni semi-normali: no alle cene “dimezzate”, no al Palio con ingressi contingentati, no alla sfilata con la mascherina. Un Palio a metà – direbbe Alessandro Manzoni – non s’ha da fare.
C’è però un dettaglio, gigantesco: come sopravvive una contrada che è chiusa da due mesi e non sa quando potrà ripartire con le iniziative sociali che servono per fare aggregazione ma anche per autofinanziarsi? L’affitto va pagato, così come le utenze (luce, gas) e le tasse sui rifiuti. Le contrade per sopravvivere stanno dando fondo ai propri risparmi e in alcuni casi ai contradaioli è stato chiesto un contributo volontario per pagare le spese. Quel contributo volontario che a cose normali viene chiesto “a vincere” (il Palio è l’unico “gioco” dove chi vince paga). Ma qui, di normale, non c’è proprio niente. La sensazione è che le contrade si accontenterebbero di poter ripartire con le proprie attività, aspetto fondamentale per sopravvivere. Se poi il governo allentasse la presa sulle manifestazioni che prevedono concentrazione di persone, allora si aprirebbe uno spiraglio. Che, però, adesso non c’è assolutamente (la Serie A giocherà a porte chiuse, se va bene).
«L’affitto – spiega Andrea Serafini, presidente di Porta Bernarda – per noi ha un impatto notevole. Andare avanti è dura, abbiamo anche chiesto una mano ai contradaioli. Con le regole attuali fare vita di contrada è impossibile: è già un assembramento stare in cucina a preparare. Se a Siena riuscissero a fare il Palio, avremmo una speranza anche noi. Certo fare un Palio dove devi scegliere chi viene in contrada e in Buca non è proponibile».
Sulla stessa lunghezza d’onda il collega-rivale di Porta Raimonda, Marco Mancini: «Il Palio a metà? No. La contrada vive di abbracci e di vicinanza, adesso proibiti. Spero che si possa iniziare a riaprire nelle prossime settimane, ma il Palio per esser corso deve essere Palio vero, con tutto quello che comporta». Perché poi prima della corsa c’è da autofinanziarsi: «Anche ci fosse la possibilità – aggiunge Sandro Manzi, presidente di Cappiano – dobbiamo prima lavorare un po’, rientrare nel vivo. Che poi se corriamo ad ottobre dopo 7 mesi ci sarà il Palio di maggio, che è come correre due volte in un anno. Di sicuro non possiamo pensare di scegliere chi viene in contrada e chi no per stare distanziati».
Leggermente più ottimista Ferruzza: «Se ci sono le condizioni – sottolinea il presidente Valter Alvini – ci dobbiamo provare. Ma questo vuol dire poter riprendere più o meno le nostre solite attività; per questo è fondamentale che il virus circoli poco nelle nostre zone».
Andiamo nelle Cerbaie, partendo da Massarella: «Decideremo cosa fare come consiglio – a parlare è il presidente Ferrero Rosati – ma a livello personale se non cambiano regole e contesto non sarebbe un Palio vero, che è gioia, libertà, abbracci. Serve il buonsenso del padre di famiglia. La contrada adesso vive dando una mano a chi si trova in difficoltà, attingendo alle proprie risorse».
Poco più in là, a Torre, le idee son simili: «Staremo alla decisione della maggioranza dell’assemblea – spiega il presidente Massimiliano Venieri – ma come contrada siamo per fare un Palio vero, non snaturato dalle misure di sicurezza. Sarà già difficile dopo tutto questo tempo riportare le persone, che si sono abituate a star sole, a frequentare la contrada». Anche i presidenti più giovani, quelli di Samo e San Pierino, perseguono la linea del realismo: «Se non ci sono le condizioni – precisa il timoniere di San Pierino Iacopo Taddei – bisogna a malincuore andare al prossimo anno. La voglia è tanta, ma la situazione è sotto gli occhi di tutti: chissà fra quanto potremo tornare a fare ciò che facevamo prima».
«Un Palio senza cene e vita di contrada non è fattibile – aggiunge il presidente di Samo Alessandro Carli –. Alle condizioni attuali se si corre, si corre male. Ad oggi all’ottanta per cento si va al prossimo anno».
«È un peccato – sottolinea il presidente di Querciola Marco Benvenuti – perché queste settimane abbiamo avuto un clima che invogliava a star fuori. Servono delle novità positive per sperare di correre». Anche chi ha in contrada l’ultimo cencio, quello del 2019, punta a fare un Palio vero: «È un momento duro, sia a livello economico che sociale per la contrada – sottolinea il governatore di Sant’Andrea Jenny Boccongelli –. Se le condizioni sanitarie lo permetteranno, entro la fine dell’anno si correrà ma dovrà essere come sempre: non esiste un Palio senza cantare, abbracciarsi e stare l’uno accanto all’altro». Il presidente di Borgonovo Mirco Cecconi, invece, non ha preso pubblicamente posizione: «Una decisione da parte nostra c’è, ma non ci esponiamo». Infine, per quanto riguarda Botteghe, non è stato possibile parlare col presidente Simone Picchi, contattato a più riprese. Insomma, la situazione è chiara: o il Palio di Fucecchio si svolge in condizioni di (almeno) semi normalità oppure se ne riparla l’anno prossimo. —
marco sabia
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