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Pontedera

omicidio stradale: ciclista investito 

Patteggia 16 mesi ma evita la revoca della patente

P.B.
Patteggia 16 mesi ma evita la revoca della patente

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SAN MINIATO

Un patteggiamento a un anno e 4 mesi con la revoca della patente. Niente da dire sulla pena per omicidio stradale, ma la sanzione accessoria va rivalutata. Lo ha affermato la Cassazione annullando la sanzione amministrativa inflitta dal gup del Tribunale di Pisa nell’aprile 2019 perché non adeguatamente motivata. Massimo Vivaldi, 47 anni, di Santa Croce sull’Arno, il 7 giugno 2017 alla guida di un furgone investì e uccise un pensionato di 80 anni che in bici stava percorrendo via San Regolo a La Serra di San Miniato. Si chiamava Pasquale Canzoneri e viveva a Monterappoli nell’Empolese. Nell’incidente riportò gravi ferite anche l’amico che era con lui, Valerio Fiasconi. Scrive la Suprema Corte: «Vivaldi urtava i due velocipedi a causa della velocità serbata, superiore al limite previsto in quel tratto di strada, e a causa di una errata manovra di sorpasso, praticata senza avere lo spazio sufficiente per completarla, mentre sopraggiungeva un altro veicolo marciante in direzione inversa nella corsia opposta». Quello che Vivaldi ha contestato, ottenendo l’annullamento e un futuro pronunciamento del Tribunale pisano, è la pena accessoria al patteggiamento a sedici mesi. Per la difesa «la decisione di revocare la patente di guida sarebbe sorretta da una motivazione soltanto apparente. Il giudice farebbe riferimento a concetti astratti (gravità della violazione, entità del danno apportato e del pericolo della ulteriore circolazione), senza alcun concreto riferimento alla vicenda in esame, nell’ambito della quale la pena base è stata individuata nel minimo edittale ed è stata applicata anche l’attenuante di cui al comma 7 dell’articolo 589-bis». La Cassazione ha accolto il ricorso annullando la pena accessoria che dovrà essere riesaminata dal Tribunale seguendo le indicazioni dei giudici di legittimità secondo i quali il gip «deve dare conto in modo puntuale delle ragioni che lo abbiano indotto a scegliere il trattamento più sfavorevole». —

P.B.

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