Gioco
Sirenata e applausi Fucecchio si inchina agli angeli anti-Covid
Il tributo di sindaci e volontari a medici, infermieri e oss del San Pietro Igneo: «Grazie per le vite che avete salvato»
fucecchio
Hanno ricevuto il tributo dei volontari, delle forze dell’ordine e delle autorità politiche per l’impegno profuso nel momento più difficile dal Dopoguerra a oggi. Protagonisti medici ed infermieri del San Pietro Igneo di Fucecchio, l’ospedale che era dedicato alle protesi di anca e che ginocchio e che è stato riconvertito alla cura dei malati meno gravi di Covid-19 dimessi dall’ospedale di riferimento, il San Giuseppe di Empoli.
Un’ottantina di volontari e tantissimi mezzi di protezione civile e non soltanto hanno affollato (tenendo le distanze) piazza Lavagnini, sede del vecchio ospedale poi diventato eccellenza per l’ortopedia e adesso dedicato alle malattie infettive. Le sirene – solitamente sinonimo di situazione di emergenza – hanno suonato all’unisono per il personale dell’ospedale, che mai avrebbe pensato di ritrovarsi (da un giorno all’altro) dal seguire pazienti operati ad anca e ginocchio ad altri colpiti da un virus pressoché sconosciuto. Il sindaco Alessio Spinelli, a nome della comunità locale, ha voluto ringraziare i medici: «Grazie per aver salvato tante vite umane, non finiremo mai di ringraziarvi per il vostro prezioso aiuto». L’ospedale fucecchiese ha infatti retto il colpo, anche nelle fasi più difficili. E ieri, a fase due iniziata da quasi una settimana, per la “prima linea” del San Pietro Igneo sono arrivate sirene spiegate e lunghi applausi. I sanitari sono usciti sul terrazzo che sta sopra l’entrata e a loro volta hanno applaudito i presenti (tra cui i sindaci dell’Empolese Valdelsa).
Sono stati proprio i primi cittadini a volere questa iniziativa simbolica. Sindaci, forze dell’ordine e volontari avevano visitato prima il San Giuseppe di Empoli, dove sono state realizzate delle terapie intensive ad hoc solo per i casi covid; Fucecchio era stato scelto dell’Asl Toscana Centro come struttura d’appoggio per l’hub di riferimento, cioè l’ospedale empolese. Molti di quelli che hanno superato la fase più critica uscendo dalla terapia intensiva Covid San Giuseppe, sono stati trasferiti poi 20 chilometri più in là per completare il percorso di guarigione e tornare finalmente a casa. Ma per il San Pietro Igneo, visto che il governo intende mantenere in funzione gli ospedali Covid per tutelarsi da eventuali seconde ondate, il futuro a breve-medio termine potrebbe rimanere proprio questo. —
marco sabia
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