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sit-in con la regia del ccn 

Il grido dei commercianti: «Fateci riaprire Fucecchio»

marco sabia
Il grido dei commercianti: «Fateci riaprire Fucecchio»

In trenta invadono la piazza tra incassi crollati e azzerati e tante nubi sul futuro «Trattateci da professionisti, rispetteremo i protocolli. Non vogliamo fare gli abusivi» 

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FUCECCHIO

Parrucchieri, estetisti, baristi, gioiellieri, orologiai, venditori di profumi e di vestiti: ieri a Fucecchio è andata in scena la protesta silenziosa dei commercianti locali, quelli che hanno le loro attività nel centro cittadino (corso Matteotti, piazza Montanelli, via Sauro e anche via Roma). Piccoli imprenditori che possono lavorare al massimo soltanto parzialmente, magari col caffè da asporto o vendendo vestiti o profumi online; altri, invece, come i parrucchieri e gli estetisti, sono fermi dagli inizi di marzo (cioè dall’alba della crisi).

Quelli più fortunati – si fa per dire – hanno ricevuto i 600 euro del governo, ma la coda è ancora lunga e l’Inps non ha finito di sbrigare le milioni di domande ricevute. Così ieri mattina una trentina di commercianti – coordinati dal centro commerciale naturale – ha protestato in silenzio, accedendo le luci dei propri negozi ma rimanendo fuori con l’eloquente cartello/hashtag “Pronti a ripartire”. La questione è presto detta: per quanto potranno resistere? Non è dato sapersi. Lorenzo de’Medici – nella sua poesia “Trionfo di Bacco e Arianna” – scriveva che “Chi vuol esser lieto sia, di doman non c’è certezza”.

Solo che c’è poco da esser lieti e che del domani non vi è davvero certezza. «Abbiamo chiuso addirittura prima dell’imposizione governativa – spiega Benedetta Pantani, presidente Ccn e cotitolare di un negozio di abbigliamento – dimostrando grande responsabilità. Ora invece vogliamo essere trattati per i professionisti quali siamo». Discorso simile per Pasquale Zumpo, noto parrucchiere: «Non abbiamo praticamente incassato niente e le spese fisse ci sono sempre: affitto, bollette e altro ancora. Non si può costringere gente come noi a fare gli abusivi nelle case. I 600 euro? Li ho avuti, ma sono una goccia nel mare. Al massimo ci posso mantenere mia figlia».

Accanto ai commercianti anche Gianluca D’Alessio (Confesercenti Empoli): «In questo periodo complesso abbiamo gestito un’emergenza sanitaria enorme ma ora dobbiamo scongiurare l’emergenza economica che rischia di essere altrettanto grave. Le nostre attività sono pronte a rispettare i protocolli di sicurezza nell’interesse di titolari, dipendenti e clienti».

I commercianti, dopo essersi posizionati (a distanza) lungo quasi tutto il corso, si sono recati in piazza Montanelli, dove hanno simbolicamente gridato la loro voglia di ripartire. Con loro c’era anche il sindaco Alessio Spinelli, che in piena emergenza era stato invece uno dei primi cittadini a chiedere di chiudere le attività produttive (concerie in primis, ora tornate a regime). Stavolta Spinelli chiede che si riapra (in sicurezza): «Se si può andare a pescare, a correre o a sistemare l’orto non ha più senso tenere chiuse le attività: la nostra Costituzione all’articolo 1 recita che la Repubblica è fondata sul lavoro. Già in altre zone d’Italia hanno promosso le riaperture, facendolo in sicurezza. Se non ripartiamo con tutti gli accorgimenti del caso si rischia di morire di fame invece che di coronavirus».

Non c’è stata la consegna (simbolica) delle chiavi delle attività al sindaco, come successo a Empoli e Pontedera (ma non è detto che non accada). Finito il flash mob, ci fermiamo davanti ad un’attività delle tante colpite dalla crisi: la Torrefazione I Due Mori. Il quadro dipinto dal titolare Massimo Meacci è sconfortante: «Fra marzo e aprile 2018 ho incassato 40mila euro; l’anno successivo, quando dovevano terminare i lavori in piazza Montanelli, nello stesso periodo ho incassato 25mila euro. Quest’anno siamo a 10mila euro negli stessi 60 giorni e per fortuna che con la pasqua abbiamo almeno potuto vendere le uova, dovendo applicare un forte sconto. Abbiamo tenuto aperto vendendo generi alimentari, ma così non ha senso; anche quando torneremo a pieno ritmo, come faccio a tenere due clienti alla volta che magari mi prendono 2 caffè? Non è fattibile, perché le spese ci sono. In tv sento parlare di aiuti, di sospensione di tasse e di contributi ma sinceramente la potenza di fuoco annunciata io non l’ho ancora vista». —

marco sabia



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