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Cinque esplosioni e paese spaccato in due per “colpa” di sei bombe a mano - Foto
Staffoli “militarizzata” e trentasette persone evacuate per l’intervento degli artificieri che hanno fatto brillare alcuni dei residuati trovati in un pollaio
SANTA CROCE. Cinque esplosioni, di cui la prima roboante e le altre “mascherate”: è così che gli uomini del 2° Reggimento Genio Pontieri di Piacenza hanno fatto brillare alcune bombe a mano scoperte per caso nel pollaio di un’abitazione di via delle Pinete a Staffoli, sul lato castelfranchese della strada.
Nessun danno, tutto è filato liscio. Ma per far sì che gli artificieri arrivati da Piacenza potessero operare in tranquillità, Staffoli è stata fondamentalmente divisa in due: le bombe a mano si trovavano in una casa a due passi dall’incrocio con via Livornese, quindi nello snodo principale della frazione. Uomini delle forze dell’ordine (carabinieri, vigili urbani, carabinieri forestali) hanno transennato questa zona in entrata e in uscita, per poi evacuare 37 persone (25 di Castelfranco, 12 di Santa Croce) con l’ausilio dei volontari della Protezione Civile. Il tutto è durato dalle 10 di lunedì 4 maggio mattina fino alle 13 circa, quando l’ultima esplosione “soffocata” ha messo fine a questo 4 maggio di ripartenza così strano per i residenti.
C’è un antefatto: nei giorni scorsi una famiglia stava facendo delle pulizie nel cortile e nel pollaio; spostando e zappando qua e là sono spuntati fuori degli oggetti decisamente pericolosi. Erano una ventina di bombe a mano, molte delle quali sono state progressivamente spostate e fatte brillare altrove. Alcune però, cioè le sei distrutte ieri, non erano spostabili in sicurezza perché le spolette, cioè quei congegni interni agli ordini che attivano l’esplosione, erano danneggiate.
Vibrazioni e spostamenti avrebbero rappresentato un potenziale pericolo, da cui la decisione di farle brillare in loco. Si trattava di ordigni di provenienza varia: italiani, tedeschi e americani, potenzialmente mortali. E pericolosi se urtati “per sbaglio” mentre si zappa un orto o si stanno facendo delle pulizie.
Oltretutto a due passi da lì durante la guerra c’era una base del contingente brasiliano. I proprietari nei giorni scorsi avevano avvertito i carabinieri forestali, che fanno base nella riserva di Montefalcone; da lì si è messa in moto tutta la macchina organizzativa che ha portato all’intervento dell’Esercito.
La prima esplosione, subita seguita da una seconda, si è verificata alle 12.05 ed è stata sentita chiaramente in tutta la frazione; gli artificieri si sono avvalsi di un robot a controllo remoto, capace di prelevare l’ordigno e spostarlo all’esterno.
Stesso modus operandi per le altre bombe a mano, fatte deflagrare utilizzando però una “cupola” che neutralizza praticamente l’energia dell’esplosione. Le successive quattro esplosioni, infatti, sono state percepite molto meno chiaramente, sebbene preannunciate dall’attenti degli artificieri. L’operazione è terminata alle 13. 02, poi le strade sono state riaperte. Per tutta la mattinata la signora Rolanda Signorini, storica fiorista che ha il suo negozio all’interno della “zona rossa”, ha seguito con apprensione l’evolversi degli eventi: «In teoria – racconta – non sarei dovuta essere qui. Ma mi hanno detto che dovevo aprire le finestre per evitare una possibile onda d’urto. Certo fa strano vedere una situazione del genere, è la prima volta che ci capita e sinceramente ci siamo impauriti quando abbiamo saputo che c’erano queste bombe in paese». —
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