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L’Asso Werke è ripartita in anticipo: «Persi 6 milioni di fatturato in due mesi»
A Pontedera in fabbrica il 70% degli operai, distanziati di 1,8 metri: i turni da sette ore e mezza con una pausa di un quarto d’ora
PONTEDERA. Dopo alcuni giorni di confronto, oggi saranno definite le modalità con cui gli operai della Piaggio torneranno al lavoro lunedì. Un confronto su tutto, dalle ore dei turni alle pause per l’uso prolungato delle mascherine passando per l’organizzazione della mensa.
Le otto ore per turno con cui l’azienda vorrebbe ripartire sembrano rappresentare uno degli scogli maggiori al momento. Una parte del sindacato (Uilm, delegati Fiom e Usb) vorrebbero ricominciare la produzione con sei ore per turno, anche in funzione dell’utilizzo dei mezzi pubblici che, viaggiando a in orari ridotti, creerebbero problemi ai dipendenti che entrano presto la mattina o che finiscono di lavorare tardi la sera.
Secondo i segretari provinciali di Fim Cils, Claudio Garzotto, e di Fiom Cgil Marco Comparini, il problema delle ore complessive del turno non sarebbe il vero problema. Semmai, si tratta di capire come sarà organizzato il lavoro all’interno dello stabilimento e di come i lavoratori riusciranno a sostenere l’uso delle mascherine durante la produzione.
«Credo che in questa fase sia utile considerare che la produttività non potrà essere ottimale – ha sottolineato Comparini – perché non sarà semplice sopportare addosso i dispositivi di protezione mentre si lavora. È un problema simile a tutti i luoghi di lavoro metalmeccanico e dovrà essere calibrato rispetto alle necessità degli operai».
«L’importante è che tutte le misure per la sicurezza siano sottoposte a continua verifica – ha spiegato Garzotto – perché questa è una situazione che nessuno di noi ha mai vissuto e dobbiamo riuscire a migliorare ogni criticità per la tutela della salute dei lavoratori».
«Sulla presa di posizione dell’azienda rispetto alle ore lavorative – ha aggiunto Samuele Nacci, segretario provinciale della Uilm Uil – la riteniamo sbagliata e irresponsabile perché non tiene di conto delle indicazioni delle autorità competenti e dal protocollo nazionale, oltre a non tenere in considerazione i problemi sull’attuazione delle nuove esigenze organizzative che hanno bisogno di essere valutate più attentamente». —
A.Q..
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