Gioco
Le concerie si rimettono in moto ma la vera ripartenza sarà lunedì
Le aziende riaprono ma a ranghi ridotti, troppo poco il tempo a disposizione per sfruttare lo spiraglio legato all’export aperto in extremis dal governo
santa croce
I cancelli delle aziende sono aperti un po’ dappertutto, ma dentro gli stabilimenti c’è quasi sempre un numero ridotto di addetti, quelli che servono per preparare la ripartenza e il rispetto delle nuove norme, insieme alla lavorazione delle pelli grezze o semilavorate che dopo cinque settimane di stop rischiavano di andare in deperimento. Sarà una settimana di avvicinamento quella appena iniziata per il distretto conciario.
Una ripartenza a marce ridotte, per arrivare nel migliore dei modi alla ripresa effettiva di lunedì 4 maggio. A dirlo è anche il colpo d’occhio delle strade: qualche auto in più rispetto al vuoto delle ultime settimane, ma niente a che vedere col via vai massiccio che da sempre corre sulle strade del comprensorio. Alla fine, gli ultimi allentamenti alle restrizioni non hanno portato a una vera e propria riapertura delle concerie e delle aziende collegate, ma hanno piuttosto agevolato le imprese nelle operazioni necessarie a rimettere in moto il comparto e riagganciare il mercato.
Molte aziende in realtà non hanno mai chiuso del tutto, ma hanno potuto effettuare con pochi addetti (previa autorizzazione del Prefetto) operazioni di manutenzione e qualche consegna del pellame finito. È stata invece l’ordinanza regionale di venerdì a consentire di “mettere mano” alle pelli deperibili, riportando in azienda una parte degli addetti dei reparti a umido e delle lavorazioni “di riviera”.
Domenica sera, poi, una nota del governo ha dato alle aziende la possibilità di ripartire a tutti gli effetti già da questa settimana: rispondendo al ministero dell’Interno sul criterio con cui dovevano essere individuate le “imprese strategiche”, i ministeri dello Sviluppo economico, della Salute e delle Infrastrutture hanno chiarito doveva essere esteso anche a tutte le imprese “prevalentemente orientate all’export”. Una possibilità, tuttavia, che non sembra aver stravolto i piani delle concerie, molte delle quali si erano già date un programma in vista del 4 maggio, principalmente per mettersi in regola con le norme anti contagio, in modo da informazione i propri dipendenti, dotarsi dei dispositivi di prevenzione e della documentazione necessaria.
«La ripartenza sta avvenendo con un percorso di riavvicinamento progressivo – conferma il direttore dell’Associazione conciatori Aldo Gliozzi – che probabilmente si raggiungerà soltanto a partire dalla prossima settimana. La percezione, dopo il primo giorno della ripresa, è quella di una parziale riapertura, sia nel numero delle aziende sia nelle operazioni svolte nelle concerie, finalizzate alla conservazione dei pellami per scongiurarne la deperibilità. Dunque assistiamo ad un percorso di rientro verso la normalità che è solo all’inizio».
«La stragrande maggioranza delle aziende sono aperte – aggiunge il presidente del Consorzio Conciatori di Ponte a Egola Michele Matteoli – ma la forza lavoro non supera il 20-30%. Qualcuno fa un po’ di produzione per mettere in sicurezza le pelli, ma tutti stanno lavorando in primis per mettersi in regola».
Il ritorno in azienda è comunque «un messaggio positivo per il mercato – dice il sindaco di Santa Croce Giulia Deidda –. È stato possibile grazie al lavoro di un distretto unito e coeso che ha fatto sentire la propria voce». —
Giacomo Pelfer
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