Il Tirreno

Pontedera

Il manifesto della Liberazione del patriota Anpi Oriano Giannoni: «La Resistenza continua»

Nilo Di Modica
Il manifesto della Liberazione del patriota Anpi Oriano Giannoni: «La Resistenza continua»

Il 96enne santacrocese faceva propaganda clandestinamente nelle concerie: «Questa è la festa più importante, vi spiego perché» 

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la testimonianza

«Per me è sempre stata la festa più importante, non ho mai mancato all'appuntamento e non l'ho fatto neanche oggi». Tanti partigiani, che negli anni hanno fatto la storia delle organizzazioni combattentistiche, ma anche del comune fra impegno civile, politico e sociale, a Santa Croce non ci sono più.

Una delle ultime testimonianze dirette è quella di Oriano Giannoni, santacrocese doc che l'Anpi riconosce fin dagli esordi col titolo di “patriota”: come quelle persone della società civile che, in quegli anni terribili, dettero prova di valore pur non partecipando direttamente a scontri armati, ma rischiando comunque la pelle collaborando con le brigate e i gruppi armati.

Fra le tante bandiere e striscioni che quest'anno hanno animato questo strano 25 Aprile, in cui tante persone costrette in casa dal virus hanno comunque voluto festeggiare la Liberazione, ieri c'era anche la sua. Una voce rotta dall'emozione e col fardello di 96 primavere; un tricolore consegnato al vento, ieri mattina, ed un cartello: “La lotta partigiana ha salvato l'Italia e ha aperto la strada alla libertà e alla democrazia. La Resistenza continua...”. «A quel tempo il mio compagno e amico storico Russo Parenti si recava a Empoli per ritirare i volantini contro il fascismo, che una volta arrivati a S. Croce, io con altri compagni provvedevamo a distribuire durante la notte nelle campagne – ricorda –. Si trattava di convincere i contadini a non consegnare il grano all'ammasso, così da boicottare le iniziative del fascismo. Inoltre mi recavo nelle fabbriche e concerie della zona per fare propaganda antifascista anche agli operai. Il Bonilli, un gerarca fascista dell'epoca, venne a S. Croce per convincere i giovani del paese a presentarsi alle armi chiamandoli nel municipio; nel frattempo io stavo fuori, in piazza Matteotti ad aspettarli e convincerli a non presentarsi. Il mio compito era quindi, anche quello di occuparmi della renitenza alla leva. Tra i giovani renitenti ricordo anche Remo Bertoncini, nome ben noto ai castelfranchesi, che purtroppo venne fucilato a Pisa insieme ad Alberto Dani. Ricordo poi di quella volta in cui disarmammo il segretario del fascio di Ponte a Cappiano e la caserma dei carabinieri di Santa Croce per poi consegnare le armi ai partigiani». Passione messa nel dopoguerra anche nell'impegno politico, viva ancor oggi, pure da un balcone. —

Nilo Di Modica

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