Gioco
Ciaponi: "Tricolori e canzone del partigiano, così sbarro la strada a chi svilisce la Memoria"
Il presidente dell’Anpi Santa Croce: "Ok le celebrazioni istituzionali ma è una festa popolare, bene riappropriarcene anche in modo creativo"
SANTA CROCE. «È una festa fondamentale, che non può essere relegata alle sole forme istituzionali, pur importanti». Ha aspettato le ore 15 del 25 aprile l’ex sindaco di Santa Croce sull'Arno, Osvaldo Ciaponi, rispondendo all’appello lanciato dall’Anpi, per cantare a squarciagola “Bella ciao”, canto della Liberazione per eccellenza, dal suo balcone affacciato sull’Arno. Un’adesione al “flash mob” indetto dall’organizzazione dei partigiani italiani in tutto il Paese, certo non solo formale per chi, come lui, da qualche anno ricopre il ruolo di presidente proprio della sezione santacrocese. «Si tratta di una festa capitale della nostra democrazia – spiega –. Che ha dato un senso diverso a tutte le grandi conquiste che si sarebbero succedute di lì a poco, come il referendum fra Monarchia e Repubblica con tutto ciò che ne conseguì, il diritto di voto alle donne, la Costituzione e tutta l’acquisizione di diritti successiva». La mattina, nei giardini consacrati alla memoria, Ciaponi è stato presente in rappresentanza dell’Anpi alla cerimonia commemorativa, insieme alla sindaca Giulia Deidda e a Massimo Fornaciari dell’Aned. Un rito, quello ufficiale delle istituzioni, quest’anno celebrato in forme inedite, fra distanziamento sociale, mascherine e partecipazione limitata alle sole rappresentanze. Eppure la sua voce l’ex sindaco l’ha voluta gettare al vento anche nel pomeriggio.
«In un momento come quello che stiamo vivendo, in cui siamo costretti a casa da questa emergenza, è giusto riappropriarci in modo nuovo e creativo di questa festa – dice –. Una ricorrenza che è nata per mantenere la memoria, certo, ma che è nata come moto popolare da quel giorno di liberazione e quindi deve mantenere la sua dimensione popolare. Cantare dal balcone o dalla finestra, mettere Fischia il vento, Bella ciao e bandiere al vento ieri oggi, pur chiusi in casa, serve anche a questo». Nel mentre, qualcuno, a causa anche dalla reclusione che viviamo, propone una liberazione “diversa”. «Non sono d’accordo – continua Ciaponi. – Iniziative come questa servono anche a ribadire ancora una volta che la Festa di Liberazione rappresenta una cosa ben precisa. Chi la vuole la vuol svilire, cambiare o darle altri strani significati troverà sempre la strada sbarrata. È la liberazione dal nazifascismo. Punto. Non può essere altro, anche in un momento in cui, per cause di forza maggiore, la tradizionale partecipazione agli eventi commemorativi è ridotta».
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