Gioco
Il fierista Giandolfi «Dimenticati da tutti pronti a manifestare»
Per la categoria la “fase 2” è molto lontana: «Abbiamo bisogno di aiuti straordinari altrimenti scenderemo in strada come i pastori sardi»
FUCECCHIO
Da marzo, praticamente, non vedono un euro. E non sanno quando potranno iniziare ad incassare nuovamente. Il destino dei fieristi (porchettari, brigidinai, chiccai, come vengono chiamati) è per adesso a tinte molto fosche, essendo legati a quegli eventi (fiere, feste, concerti ecc…) che saranno gli ultimi a tornare come prima visto che il distanziamento sociale mal si rapporta con un evento partecipato. Silvio Giandolfi, gallenese, è un fierista, uno dei tanti nel limbo attuale: la sua attività ha due camion-ristoranti e altri furgoni ed è a conduzione familiare; l’anno scorso di questi tempi sarebbe stato quasi nel pieno della stagione, adesso è a casa con la famiglia.
La stagione buona per i “porchettari” come lui inizia a marzo (cioè quando il governo ha scelto il lockdown) e finisce a ottobre-novembre. In poche parole questi fieristi a reddito zero, che hanno ricevuto per adesso soltanto il bono da 600 euro, non sanno cosa fare e non sanno quanto potranno resistere: «Non sappiamo se e quando ripartiremo – spiega Giandolfi –. Alcuni dicono anche a marzo 2021 e se dovesse essere così devono essere messi in campo degli aiuti straordinari, perché i nostri risparmi pian piano finiscono. Io ho una famiglia con 3 figli e coi 600 euro miei e di mia moglie si va poco lontano; risparmiamo anche sulla spesa per far quadrare i conti. Senza dimenticare che quando potremo riaprire dovremo spendere nuovamente per adeguarci».
Da qui l’appello alle istituzioni: «Siamo dimenticati, di noi fieristi non si parla. Ma devono essere individuate delle soluzioni: va bene adesso preservare la salute, ma serve anche pianificare il futuro. Anche perché sennò ci troveremo costretti a scendere in strada a protestare con forza, un po’ come hanno fatto i pastori sardi». –
Marco sabia
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