La protesta
Pomarance, il centro ippico rischia di chiudere: «Fateci riaprire a maggio»
Azzerata l’attività ma non la cura dei 60 cavalli e le relative spese I gestori spiegano di avere un’autonomia economica di poco più di un mese
POMARANCE
«Se all’inizio di maggio non riusciremo ad aprire sarà difficile andare avanti a lungo. E il rischio è di non poter accudire i cavalli». Un allarme drammatico che arriva dal centro ippico Santa Barbara di Pomarance dove da un lato si registra la sospensione dell’attività e la conseguente perdita di denaro, ma dall’altro si deve provvedere ad accudire i circa 60 cavalli che, altrimenti, morirebbero di fame. Una situazione difficilissima per Michele Della Pace, Maurizio Boldrini e Luisa Monico. Il primo è il presidente dell’associazione Cavallino di Monterufoli, il secondo dell’Asd Liberamente Natural, le due associazioni attive all’interno del centro ippico. Tre tecnici legati all’attività dei cavalli alle prese con un’emergenza sanitaria che rischia di cancellare oltre dieci anni di lavoro.
«Abbiamo cominciato nel 2009 – racconta Della Pace – e siamo riusciti a creare una serie di iniziative che ci hanno permesso di portare avanti questa struttura senza particolari problemi. I corsi di equitazione con circa quaranta e oltre persone, le attività con le scuole, i campi estivi, le escursioni per stranieri con gli asini amiatini sono alcune delle iniziative che organizziamo. Ma facciamo anche ippoterapia per disabili e inserimento socio-terapeutico per portatori di handicap insieme alla Società della Salute con una decina di ragazzi che vengono da noi per lavorare e, al tempo stesso, apprendere relazioni sociali. Abbiamo anche progetti per lavori di pubblica utilità in base ad accordi presi con le procure. Insomma, il nostro raggio di azione è molto ampio e serve per gestire una struttura che costa tra i 4.000 e i 5.000 euro al mese con il grosso che è rappresentato dall’acquisto di paglia e fieno per una spesa annuale di circa 35mila euro».
Ma da oltre un mese tutto questo è fermo, mentre le spese e il lavoro per accudire i cavalli, di cui sei a pensione, devono necessariamente andare avanti. «Con l’esigenza di non poter uscire di casa ci siamo ritrovati praticamente in due a dover lavorare per far uscire i cavalli, pulirli e dar loro da mangiare – aggiunge Della Pace – e già questo è un grosso problema. Ma se non riapriremo all’inizio di maggio credo che avremo autonomia per un mese scarso. Poi sarà il disastro, soprattutto per i cavalli».
Secondo Boldrini «la situazione è davvero drammatica. Non avremo diritto a nessun aiuto dal governo se non i famosi 600 euro. La nostra attività, però, dovrebbe ricevere 500 euro derivanti dalla Federazione italiana sport equestri che dirotterà sui centri ippici riconosciuti gli investimenti per le manifestazioni che non verranno realizzate. La presidenza regionale Fise si sta spendendo molto per chiedere al governo misure straordinarie, ma soprattutto per consentirci di riaprire, seppur con restrizioni, a inizio maggio. Speriamo di ripartire presto». —
Andreas Quirici
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