Il Tirreno

Pontedera

La testimonianza 

L’appello di una madre: «I positivi al covid-19 non vanno lasciati in famiglia»

Sabrina Chiellini
Rossella Cambi ha pubblicato una video-testimonianza sulla sua famiglia alle prese con il Covid-19
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Rossella Cambi ha pubblicato una video-testimonianza sulla sua famiglia alle prese con il Covid-19

Rossella Cambi, di Volterra, madre di due figli di 15 e 7 anni: «Il primo a prendere il coronavirus è stato mio marito, poi siamo stati contagiati tutti, anche i bambini»

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VOLTERRA. È una testimonianza che fa riflettere quella di Rossella Cambi, di Volterra, madre di due figli di 15 e 7 anni. «Quando leggo i comunicati in cui si annuncia un nuovo caso positivo e si invita a stare tranquilli perché era già in quarantena e si trovava in famiglia non mi sento per niente tranquilla. Perché dobbiamo preoccuparci: c’è un caso in più che rischia di infettare altri nella sua famiglia».

Lo sfogo della cittadina, postato su Facebook, in poche ore ha ricevuto molte condivisioni e ha sollecitato la riflessione di un’altra famiglia contagiata dal virus nello stesso modo. Due casi simili e un paio di suggerimenti. «Occorre fare più tamponi alle persone e, soprattutto, se in una famiglia c’è un caso positivo va isolato e vanno testate le persone che vivono con lui», dice sempre Cambi che racconta la sua esperienza. «Il primo ad ammalarsi è stato mio marito, che è un dipendente delle Poste, c’erano già stati due casi dove lavora lui. Ora in famiglia siamo tutti e quattro positivi con l’aggravante che si sono ammalati anche i miei figli. So solo io quello che ho passato quando il più grande, che ha 15 anni, aveva la febbre alta. Sono stata una notte intera ad ascoltare il suo respiro. Un incubo».

Rossella a Volterra ha una scuola di danza con palestra. Appena ha cominciato a sentire parlare del rischio di epidemia da Covid-19 ha chiuso. «Avevo paura del virus, non volevo correre rischi», spiega. Poi il marito si è ammalato. È rimasto a casa in isolamento, per quanto possibile. «Ha dormito nella stanza dei ragazzi e ha un bagno per conto suo. Ma non poteva essere sufficiente a pensarci bene. Quando è venuto il personale Asl a fare il tampone pur restando in casa pochi attimi avevano tutte le protezioni possibili. Devo dire che quando li ho visti entrare, così protetti, ho capito che ci saremmo tutti ammalati. Ma che potevamo fare? Poco dopo ho cominciato ad avere i primi sintomi anche io. Il mio pensiero fisso era per i bambini. Il primo ad ammalarsi è stato quello di 15 anni. Anche se l’Asl non era d’accordo, grazie alla mia pediatra, abbiamo ottenuto di fare il tampone anche a quello di 4 anni. Non aveva grandi sintomi ma è risultato positivo». Ormai è chiaro: oltre ai casi scoperti, in giro ci sono tanti asintomatici che trasmettono la malattia. «Qualcuno penserà che la soluzione non sono i tamponi perché non danno garanzie. Ma forse all’inizio se ci avessero fatto subito il tampone potevo anche chiedere aiuto a qualcuno. Mia madre ha problemi di salute e non potevo certo metterla in pericolo. I tamponi di controllo andrebbero fatti subito, così come non si possono lasciare in famiglia i casi positivi. Così si mette a rischio anche la salute degli altri. Ci sono intere famiglie qui a Volterra nella nostra condizione. Per me qualcosa non funziona rispetto a come viene gestita l’emergenza».

Rossella non dimenticherà tanto facilmente questo periodo. «Ad un operatore dell’Asl venuto per un tampone ho chiesto: “Quanto resiste il virus sulle superfici?”. Risposta: “Signora, non si sa. Chiuda la porta, vada dentro”. Cosa ho pensato? Che Dio ce la mandi buona». –Sabrina Chiellini.

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