Il Tirreno

Pontedera

"Per favore, state a casa": l'appello di una volontaria

"Per favore, state a casa": l'appello di una volontaria

Pontedera, l'equipaggio è pronto per entrare in servizio per il 118. Nel video l'invito a rispettare le regola sulle distanze sociali

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PONTEDERA. «Impiegate cinque minuti del vostro tempo per vedere questo video realizzato dai nostri volontari e dipendenti. Adesso più che mai è importante rispettare le regole che ci vengono imposte». È questo il post che accompagna un video realizzato da un equipaggio della Pubblica assistenza di Pontedera, pronto a entrare in servizio per il 118. «In questo momento è di particolare importanza che tutti rispettino le regole e che la maggior parte dei cittadini resti a casa», dicono.

Il sistema sanitario sta reggendo, se i cittadini collaborano, aiutano il personale dell’emergenza ad aiutarli. Tante volte in queste settimane abbiamo sentito l’appello, ma molti continuano a uscire di casa e a lasciare le proprie abitazioni». Questo l'appello pubblicato da una volontaria della stessa associazione, Irene Vittoria Celardo.

"Ci prendiamo per mano per avere la sensazione di essere più vicini, insieme. Per camminare mano nella mano seguendo la stessa direzione. Stabiliamo un contatto fra di noi, perché se non lo facessimo ci sentiremmo troppo, troppo soli. Ci abbracciamo per riscaldare un cuore solo, per rompere le fragilità o per condividere la propria felicità. Eppure ora non possiamo prenderci per mano, abbiamo paura di abbracciarci, anche senza volerlo stiamo a più di un metro di distanza, anche dai nostri cari. La paura di restare soli, ci porta a mantenete le distanze. Mio nonno mi avrebbe raccontato, ancora, di quando era in guerra, prigioniero. Mi avrebbe raccontato delle giornate passate a pensare al ritorno a casa, a quante rose avrebbe voluto regalare a nonna, a quanti caffè avrebbe voluto versarle nella sua "tazzulella" preferita. Mi avrebbe letto le lettere, spedite a nonna per dirle che stava bene e che non vedeva l'ora di abbracciarla più forte, fino a triturarle tutte le paure di non riabbracciarlo più. A noi oggi ci chiedono di restare a casa, comodi nel nostro focolaio domestico, al caldo. Eppure è difficile, perché ci hanno spezzato la nostra routine. Cresciamo in una società dove il ritmo è scandito da lavoro, progetti, impegni. Non riusciamo a stare soli con noi stessi. Oggi dobbiamo farlo, dobbiamo prendere la nostra solitudine, unirla agli altri e creare una rete di protezione. Chi l'avrebbe mai detto che ogni solitudine poteva unirsi per formare una corazza? Restiamo a casa oggi, per proteggerci domani. È difficile lo so, è ancora più difficile trovare il coraggio di uscire, per aiutare chi è più fragile, con il terrore di portare nel nostro nido sicuro un male grande, per poi sentirsi colpevoli. Ci sono medici, infermieri, personale sanitario, autotrasportatori, cassieri, tutti coloro che offrono servizi di prima necessità, volontari della protezione civile, voltati delle Misericordie, delle Croci Rosse e delle Pubbliche Assistenze che ogni giorno, si uniscono per aiutare chi non si può assistersi da solo, chi non è autosufficiente, chi sta male, chi si è ammalato. Io sono una volontaria, non sono un eroina, non mi ritengo un eroe, gli eroi sono quelli che si trovano nei testi mitologici, gli eroi sono i protagonisti della Marvel, sono i nostri nonni che hanno combattuto la guerra con orgoglio, sono coloro che hanno una medaglia. Io non sono un eroe, sono solo una semplice volontaria, che ha fatto dei proprio valori, uno stile di vita. Ho paura ogni volta che indosso la divisa, ho paura di non esserne all'altezza, di non riuscire a venir a capo di una sfida, avevo paura anche ieri prima di tutto questo, prima del mostro "Covid-19. Oggi ho più paura di ieri, perché la situazione è drammatica, ci sono tanti, troppi contagi ancora, troppi nonni, genitori, figli, nipoti ed i cari tutti, troppe vittime ancora, che muoiono, lontano da un abbraccio, da una carezza del proprio familiare. Non possiamo più dargli l'ultimo saluto, non possiamo accompagnarli per dormire sereni nel sonno più profondo. Possiamo solo farci forza e sperare. Dobbiamo ancora camminare un po', distanti ma uniti per vedere la luce infondo al tunnel, perché la speranza c'è. Per questo oggi vorrei gridare a gran voce di restare a casa, viverci la nostra nuova quotidianità, con speranza per il futuro, con consapevolezza per capire chi siamo, per stare soli con i nostri pensieri. Oggi dobbiamo #restareacasa. 

Per poterci abbracciarci più forte domani, sennò questa guerra non la vinceremo mai. Io lo farò sicuramente, non vedo l'ora di riabbracciare le persone che amo e che ad oggi, per proteggerle, Devo tener lontano. Vi abbraccio tutti, a un metro!".


 

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