Toscana
Coronavirus, parla un medico guarito: «La sanità funziona, ce la possiamo fare»
Andrea Modesti, colpito dalla polmonite, è stato dimesso dall’ospedale: «Tornerò al lavoro appena possibile»
PONTEDERA. Andrea Modesti, 68 anni, medico di base è anche r responsabile della Casa della salute di Pontedera oltre che uno dei principali sostenitori delle iniziative culturali del Palp. È stato colpito dal coronavirus, come tanti altri medici che sono in prima linea in questa emergenza. Ora è stato dimesso dall’ospedale di Cisanello ed è tornato a casa. Il dottor Modesti è guarito e da due giorni è tornato a casa dove resterà ancora per almeno una settimana anche se già pensa a quando ritornerà a indossare il camice.
Dottore, come è andata? Quando ha cominciato a sentirsi male?
«Chi mi conosce lo sa: cerco sempre di trovare qualcosa di positivo anche nelle situazioni complicate come questa. In questi giorni, da quando ho scoperto di avere la polmonite da Covid, qualche momento di disorientamento c’è stato. Ma il messaggio che voglio dare, ora che sono di nuovo a casa, è che possiamo farcela a sconfiggere questo virus. Il nostro sistema sanitario è ben organizzato, sa dare risposte adeguate anche a un problema come il Covid-19».
Quando ha capito di essere stato contagiato?
«Circa 20 giorni fa, ho cominciato ad avere dolori forti alla schiena, alle spalle, alla testa. Mi sono svegliato con una sensazione di profondo malessere. Poi la sera è arrivata la febbre, poche linee per la verità. Diciamo che i sintomi non erano quelli classici. Dopo cinque giorni la febbre e i dolori sono andati via. Pensavo di essermela cavata... Invece dopo due giorni la febbre è tornata insieme alla tosse. Ho aspettato una decina di giorni e poi mi sono deciso a fare una Tac a Pisa. Non c’era dubbio, avevo una polmonite interstiziale. A quel punto anche la febbre è diventata molto alta, era l’infezione».
È stato ricoverato a Cisanello in pneumologia?
«Nel reparto dedicato ai malati di Covid. Medici e infermieri sono stati straordinari. In particolare gli infermieri sono pieni di attenzioni per i pazienti, ti controllano continuamente i parametri. Soprattutto per chi ha malattie concomitanti è sempre meglio monitorare la situazione di frequente».
Come sono trascorsi i giorni del ricovero? Ha mai avuto paura?
«Paura no, anche se sapevo che sarebbe stata una prova abbastanza impegnativa. In camera con me c’era un pensionato di più di 80 anni, abbiamo parlato tanto. Anche lui è guarito, a dimostrazione che questo virus può essere sconfitto anche dagli anziani. Abbiamo fatto amicizia e le giornata sono passate abbastanza velocemente. Abbiamo trovato anche il modo di scherzare sulle minestrine... Paura? Non direi anche se chiaramente qualche domanda uno se la fa. La cura? Un cocktail di farmaci che, devo dire, mi ha fatto subito scendere la febbre. È questa un’infezione nuova, anche i medici procedono per tentativi e guardano quella che è la risposta dei pazienti».
In ambulatorio quando tornerà?
«Ora devo restare 15 giorni a casa e poi torno al lavoro».
Come pensa di essersi contagiato?
«Difficile dirlo. Le occasioni possono essere state tante. Noi medici di base abbiamo continuato a visitare i nostri pazienti anche quando non avevamo i dispositivi di protezione. Certo, poi, quando sono stato ricoverato, ho visto che i medici prima di entrare in servizio impiegano 15 minuti per indossare i dispositivi. Effettivamente non conosco nessun medico di famiglia che abbia potuto approcciarsi agli ammalati con queste protezioni. Ma spero che ora ci siano i presidi giusti».
Cosa le ha lasciato questa esperienza?
«Il nostro sistema sanitario funziona, ripeto. Ai pazienti che dovessero ammalarsi voglio dire che ci si può fare. Osserviamo le precauzioni e seguiamo i consigli dei medici, le risposte che stanno dando sono più che adeguate». —
Sabrina Chiellini.
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