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Pontedera

il caso 

Cinquemila mascherine in arrivo, ma è polemica per ritardi e utilizzi

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POMARANCE

Cinquemila mascherine tra chirurgiche ed Ffp2 sono state ordinate dai Comuni di Pomarance e Castelnuovo Valdicecina per distribuirle al personale sanitario, ai volontari delle associazioni di volontariato, agli addetti delle case di riposo e alle forze dell’ordine. «Non sono ancora arrivate e non sappiamo precisamente quando saranno disponibili – dice la sindaca di Pomarance Ilaria Bacci (nella foto) –. Ma abbiamo fatto l’ordine e aspettiamo questi dispositivi fondamentali per difendersi dal coronavirus».

Una vicenda, quella della mascherine, che ha creato non poche polemiche in parte della Valdicecina con molti cittadini e associazioni che ne hanno fatto richiesta alle amministrazioni comunali. Un caso che ha tenuto banco a lungo anche all’interno di GeotermiaSì, il movimento nato per chiedere il ripristino degli incentivi tolti al “vapore” dal governo guidato da Movimento 5 Stelle e Lega. Nella chat di Whatsapp in cui convivono cittadini, lavoratori, imprenditori e rappresentanti istituzionali, la questione delle mascherine da distribuire alla popolazione è stato un tema molto dibattuto, anche con qualche polemica. Tanto che, domenica, la stessa sindaca Bacci, il sindaco di Castelnuovo Valdicecina Alberto Ferrini e quello di Monteverdi Marittimo Francesco Govi, hanno abbandonato il gruppo.

Nei giorni scorsi, poi, il consigliere comunale di opposizione, Loriano Fidanzi, di Democrazia civica, ha fatto un intervento chiedendo ai sindaci di Pomarance e Castelnuovo di attivarsi per acquistare le mascherine e distribuirle agli abitanti e a tutti quelli che ne hanno bisogno. «Queste mascherine, a differenza di quanto sostiene qualcuno, non sono inutili. Pur non avendo una efficacia pari a quelle destinate al personale sanitario sono comunque un filtro importante per gli asintomatici. Quindi esse possono essere molto utili ai cittadini che ancora non ne hanno e che devono uscire di casa per lavoro e per esigenze di prima necessità come fare la spesa o recarsi in farmacia. Inoltre, cosa che sembrano ignorare i nostri amministratori, esistono aziende che anche nella nostra provincia e in quelle limitrofe le stanno già producendo in quantità e di tipo certificato: considerato anche che il loro costo è irrisorio, quindi perché non distribuirle? Perché rinunciare ad uno strumento che in questo difficile momento oltretutto è utile, non solo a proteggere dal virus ma anche per la tranquillità psicologica della persona?». —

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