Il Tirreno

Pontedera

il progetto non decolla 

Mascherine “made in carcere” tra incertezze e voglia di aiutare

samuele bartolini
Mascherine “made in carcere” tra incertezze e voglia di aiutare

L’accordo tra Asl e case penitenziarie di Volterra e Massa pronto al via L’azienda sanitaria dice di voler partire presto, ma il materiale non si trova

3 MINUTI DI LETTURA





VOLTERRA

«I prossimi giorni si parte con la produzione. Aspettiamo solo la validazione dei laboratori», assicura la Asl Toscana Nord Ovest. «Ma dove lo trova la Asl il tessuto per fare le mascherine? È presto per fare i programmi. Meglio vedere cosa succede lunedì prossimo», commentano voci autorevoli dal carcere di Volterra. Insomma. La Asl dice mela. Dall’istituto di pena esce pera. E il mistero delle mascherine s’infittisce.

Sono le mascherine tessuto non tessuto made in Toscana. Quelle che l’intesa tra Asl Toscana Nord Ovest e le carceri di Volterra e Massa metterebbe in produzione coi detenuti lavoratori. Sono quelle “benedette” da Enrico Rossi. Il presidente della Regione ne parlò in conferenza stampa a Firenze quando ancora si poteva circolare e il mostro del coronavirus aveva solo fatto capolino dalle nostre parti. Ma sono soprattutto le “validate” dal rettore dell’Università di Firenze Luigi Dei. Le mascherine tessuto non tessuto servono a proteggere i polmoni nei reparti ospedalieri no Covid-19. La Asl Toscana Nord Ovest dice che i detenuti lavoratori del carcere di Volterra, insieme a quelli del carcere di Massa, sono pronti a realizzarle per uso interno e per le strutture sanitarie del territorio.

Le mascherine tessuto non tessuto saranno utilizzate dai carcerati, dalla polizia penitenziaria, dagli uffici amministravi del carcere. Serviranno anche ai check point degli ospedali e delle strutture sanitarie territoriali. I reparti sartoria degli istituti di pena sono allertati. C’è l’intesa tra le carceri di Volterra e Massa e la Asl Toscana Nord Ovest. Il direttore del dipartimento del farmaco dell’azienda sanitaria territoriale, Giuseppe Taurino, ha pure l’incarico di selezionare il materiale.

Poi però la Asl dice mela. Dal carcere di Volterra esce pera. E non si capisce se la produzione stia per partire.

Allora la Asl rincara la dose. Intanto spiega perché l’accordo va al rallentatore. «C’è stato qualche problema a reperire fornitori di Tnt idrorepellente (e qui le voci dal carcere sono confermate, ndr), ma forse ora il materiale è stato trovato (e qui viene usato il condizionale, ndr). È un fornitore toscano. Per gli altri materiali, ad esempio laccetti e altro, c’è tutto».

Altri dettagli. «A Volterra – continua la Asl – saranno 80 detenuti a produrre le mascherine. Ci lavoreranno su due turni. Faranno fino a 350 mascherine al giorno». Quasi che la direttrice del carcere Maria Grazia Giampiccolo aspetti solo il là per mettere al lavoro il reparto sartoria. Che poi 350 mascherine al giorno sono una goccia nel mare rispetto al numero spropositato di protezioni di cui necessitano gli ospedali toscani. Senza contare tutti i detenuti chiusi dietro le sbarre di cui si sa poco o nulla tranne le rivolte.

Il sito del Ministero della Giustizia - non sappiamo quanto aggiornato - ne conta 174 su una capienza di 187 posti regolamentari (e 4 posti non disponibili) a Volterra. «Ma è una bella iniziativa di solidarietà», commenta l’assessora regionale alla sanità Stefania Saccardi presa al volo tra una riunione d’emergenza e l’altra. E realizzare mascherine farebbe un gran bene ai carcerati “veri”. Quelli che ora si ritrovano a condividere la stessa sorte di milioni di toscani. Tutti chiusi dentro quattro mura. Tutti in ansia per i morsi di un nemico invisibile. Ma il giallo delle mascherine “made in carcere” rimane. Tempo qualche giorno e forse il mistero si scioglierà. Non resta che aspettare gli eventi. —

samuele bartolini

© RIPRODUZIONE RISERVATA

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

Cronaca flash

Gioco

Superenalotto, i numeri vincenti di oggi – Jackpot da 41,9 milioni di euro

di Redazione web