Gioco
Piaggio di Pontedera: stop all’attività per due settimane, l’ultima volta fu per l’alluvione del 1966
Nel decreto governativo anche la fermata per la concia ma solo da giovedì 26 marzo
PONTEDERA. «State a casa, ci rivediamo il 3 aprile». Questo il messaggio circolato ieri tra i responsabili dei vari reparti e i dipendenti di Piaggio di Pontedera dopo la conferenza stampa a reti e social unificati del premier Giuseppe Conte di sabato 21 marzo a mezzanotte. Una vicenda che vede coinvolte tutte le fabbriche delle filiere non essenziali. La Vitesco di Fauglia e San Piero a Grado e la Asso Werke di Fornacette si erano già preparate allo stop della produzione. Una decisione presa in base alle disposizioni del governo ancor prima della pubblicazione in Gazzetta Ufficiale del decreto firmato da Conte.
La firma al provvedimento, infatti, è arrivata alle 20 di domenica 22 marzo e con l’allegato 1 al Dpcm sono stati indicati i settori che non dovranno osservare lo stop produttivo. Tra queste non ci sono né la fabbricazione di motocicli, e quindi la Piaggio, né la preparazione e concia del cuoio e delle pelli. Quindi, fabbrica della Vespa e concerie chiuse da oggi al 3 aprile. «Applicheremo quanto disposto dal decreto della presidenza del Consiglio dei ministri», dicono da Piaggio dove si farà ricorso alla cassa integrazione Covid-19 per coprire la chiusura della fabbrica.
Una giornata convulsa, quella di ieri, tra il ricorrersi di mille voci su possibili settori esclusi dalla serrata e le richieste di concedere qualche giorno di deroga, da parte di Confindustria e del presidente della Regione, Enrico Rossi. «Le imprese toscane chiedono, anzitutto, tempi tecnici adeguati per chiudere o terminare le lavorazioni in corso, rinviando l’entrata in vigore del decreto di almeno 72 ore», è stato detto da Confindustria che ha aggiunto: «Le imprese della regione sollecitano la necessità di fare salve tutte quelle attività manutentive, legate a cicli produttivi e non, finalizzate a mantenere efficienti e in buono stato i macchinari e gli impianti per non pregiudicare la capacità delle imprese di essere produttive alla ripresa delle attività, nonché alle attività di vigilanza. Infine, le aziende toscane sottolineano l’importanza del credito e della liquidità, per evitare che la situazione abbia un impatto irreversibile sulle imprese, raccomandando al contempo estrema chiarezza e garantendo immediata operatività al ricorso alla cassa integrazione, sia attraverso efficaci modalità di richiesta (ordinaria, straordinaria e in deroga), sia in relazione alle risorse disponibili».
«Consentire il completamento dei cicli produttivi avviati per non perdere e buttare via semilavorati e prodotti non finiti che andranno consegnati», ha chiesto Rossi al ministro per gli affari regionali, Francesco Boccia.
Un quadro, quello tracciato dagli industriali e dalla Regione, che fotografa la situazione del sistema conciario, per esempio, in cui la necessità di non far letteralmente marcire pelli in lavorazione è reale. «Creerebbe un problema sanitario», ha detto la sindaca di Santa Croce, Giulia Deidda. Tant’è che ieri, in alcune aziende, ci si è adoperati per “mettere in sicurezza” il pellame e correre ai ripari di fronte a una serrata totale dell’attività.
Ma la possibilità data dal governo di poter ultimare le lavorazioni ed effettuare la spedizione della merce entro mercoledì 25 marzo offre proprio al settore conciario l’opportunità di sistemare le aziende.
Nelle mille incertezze di una domenica straordinaria per l’Italia, l’annunciato stop alla produzione è un fatto storico. Alla Piaggio l’unica fermata c’è stata per l’alluvione del 1966, se si escludono i 78 giorni del 1962 per il famoso “scioperone”. «Ma nel 1966 avevamo una prospettiva, oggi non si sa quanto potrà durare questa drammatica situazione». A parlare è Giacomo Maccheroni, politico ormai in pensione, ex parlamentare e sindaco di Pontedera in quel difficile momento che si trovò a gestire una fase davvero straordinaria e drammatica. «La situazione era davvero difficile – ricorda Maccheroni –. La proprietà pensava di stare fermi almeno cinque mesi e con poche prospettive per dare sviluppo alla fabbrica. Io proposi di parlare con operai e sindacati per renderli partecipi di una pulizia generale dello stabilimento. Sapevo che in meno di un mese avremmo sistemato tutto».
E così fu. La Piaggio tornò operativa in tempi record. «Ma non si trattò solo di far ripartire la produzione – ricorda ancora l’ex sindaco –. Da quel momento le relazioni con l’azienda cambiarono e da cinquemila dipendenti si arrivò ai dodicimila che hanno fatto la storia della Piaggio e di Pontedera».
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