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Barbara e Omaina a Bergamo per aiutare a fermare il contagio

Marco Sabia
Barbara e Omaina a Bergamo per aiutare a fermare il contagio

Due dipendenti della Misericordia di Fucecchio in missione nella città lombarda Il governatore Lupi: «Andranno a prendere i malati per portarli in ospedale»

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fucecchio

A Bergamo, nella trincea con medici, infermieri e operatori sanitari in genere che stanno cercando di fermare l’ondata del contagio da coronavirus: protagoniste due dipendenti della Misericordia di Fucecchio - Barbara Pulcinelli e Omaima Nahid - che nelle scorse ore sono arrivate in Lombardia e si sono messe a disposizione come personale che va a prendere le persone bisognose di cure nella zona più colpita dal virus CoVid-19.

Le due donne - colleghe e amiche - hanno risposto di sì all’appello lanciato dalla centrale di soccorso della Arciconfraternita a livello di Empolese Valdelsa: Barbara (48 anni) e Oumaina (25 anni) non ci hanno pensato due volte e sono partite con una delle ambulanze della confraternita fucecchiese, guidata dal governatore Mario Lupi. Il quale plaude al gesto delle due donne: «Non sono molte le Misericordie della Toscana che hanno inviato degli equipaggi in Lombardia – spiega Lupi – per tutta una serie di motivi. Barbara e Oumaina, invece, si sono messe a disposizione, correndo anche dei rischi. La situazione in quella zona non è per niente semplice, me l’hanno detto sin da subito. C’è estremo bisogno di andare a prendere i malati e di portarli in ospedale e noi abbiamo ritenuto opportuno di dare una mano, per quel che possiamo».

Una situazione non facile da affrontare, visto che Bergamo sembra sempre più l’epicentro di questa pandemia. Ma lo spirito di sacrificio delle due dipendenti della Misericordia la dice lunga sulla capacità di sacrificio che hanno tante persone che svolgono il loro compito all’interno delle associazioni di volontariato.

Le due dipendenti della confraternita di corso Matteotti hanno ricevuto ordine di rimanere a Bergamo fino a giovedì prossimo; d’altronde le chiamate al 118 sono così tante che le ambulanze locali non ce la fanno materialmente ad andare a soccorrere le persone con insufficienza respiratoria. Ciò significa che possono passare molte decine di minuti (se non ore) prima che un’ambulanza possa arrivare a soccorrere chi ha bisogno.

Se a questo poi si aggiunge il fatto che negli ospedali i posti per le cure intensive sono praticamente finiti, molti pazienti passano ore sull’ambulanza (spesso attaccati alla bombola dell’ossigeno) prima di trovare un letto libero in qualche nosocomio locale. Un chiaro esempio di quanto sia importante il compito di Barbara e Omaina, andate al fronte per aiutare i bergamaschi a combattere. —

Marco Sabia

© RIPRODUZIONE RISERVATA

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