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Ex manager disoccupato "senza poter uscire non posso neppure cercarmi un posto di lavoro"

Andreas Quirici
Ex manager disoccupato "senza poter uscire non posso neppure cercarmi un posto di lavoro"

Il dramma di un cinquantunenne che si sente abbandonato dallo Stato: «Da manager a precario con contratti brevissimi. Ora ho davvero paura»

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PONSACCO. Da manager a operaio e ora disoccupato con l’obbligo di non poter uscire di casa per trovarsi un lavoro e con il mondo dell’occupazione sostanzialmente fermo chissà per quanto tempo ancora. «Ho fatto il militare, sono stato anche in Libano. Ma per la prima volta ho paura», dice Dario Mirante, 51 anni, di Ponsacco.

Una moglie e due figli di 21 e 16 anni in un momento storico nerissimo per tutti. Ma soprattutto per chi, a detta di Mirante, «è stato dimenticato dal governo che nel decreto Cura Italia, non ha inserito nessuna misura di protezione per chi un lavoro non ce l’ha e vorrebbe tanto andarselo a cercare».

«Ero un manager di Aiazzone, divenuto poi capo area per la Toscana e il Lazio – racconta – Creavo e inauguravo punti vendita. Avevo una posizione importante. Poi il fallimento dell’azienda ha fatto precipitare la mia vita. Da quel momento tutto è andato male. Ma io ho fatto di tutto per far mangiare la mia famiglia. Contratti di pochissimi mesi o poche settimane. Dall’operaio all’addetto alla separazione dei rifiuti in una ditta del settore ambiente, passando dai bottali di una conceria. Mi sono sempre adattato con umiltà. Ma ora non so dove sbattere la testa».

Il cinquantunenne, infatti, dopo sei mesi di contratto con un’agenzia interinale alle dipendenze di una ditta del settore automotive, nel ruolo di amministrativo, ha perso di nuovo il lavoro. Da gennaio ha riscosso l’indennità mensile di disoccupazione, la Naspi per intenderci. Ma a fine marzo non riscuoterà più il sussidio. «Ho esaurito tutti i risparmi – spiega – non so che fare. Ma non voglio regali o donazioni da persone che mi compatiscono. Voglio guadagnarmi uno stipendio come ho sempre fatto. Anche dopo aver imboccato la via del baratro tra un lavoretto e l’altro, ho sempre trovato un posto, anche se per breve tempo. Ho preso pochissime volte il sussidio di disoccupazione. Ma in questa circostanza, con il coronavirus che ha paralizzato tutto e tutti, credo che lo Stato abbia il dovere di pensare anche alle persone come me».

La soluzione è «un prolungamento della Naspi in attesa di tempi migliori, perché ora è impossibile trovare un lavoro. Ma quando tutto sarà finito, sono convinto che la situazione cambierà». Un ottimismo invidiabile, frutto di tantissime lotte per portare a casa lo stipendio e sostenere la propria famiglia. «Ho la laurea triennale in biotecnologie scientifiche – aggiunge Mirante – ma non ho mai svolto lavori in questo campo. Il mio settore è la grande distribuzione, in cui ho una grande competenza. Ma a 51 anni le persone sono considerate un peso e vengono scartate indipendentemente dal curriculum. Eppure c’è una legge di due anni fa che consente di ottenere alle aziende sgravi fiscali per il 60% in caso di assunzione di un ultracinquantenne».

L’appello di Dario Mirante è di tutti quelli che vivono questi giorni da reclusi e dimenticati dal mondo, senza una prospettiva a breve di poter tornare alla normalità, fatta di invio del curriculum, colloqui e speranza di ottenere un contratto. Anche solo per poche settimane. —
 

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