Il Tirreno

Pontedera

il saluto dell’ingegner cacciatore 

In pensione dopo 30 anni al servizio della sicurezza

In pensione dopo 30 anni al servizio della sicurezza

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cascina. Va in pensione una delle colonne storiche del comando provinciale dei vigili del fuoco di Pisa. Ma in tempi di coronavirus è tutto più rarefatto, non è il momento di ritrovarsi per festeggiare. Il 13, ultimo giorno di lavoro nei pompieri e compleanno di Salvatore Cacciatore, doveva essere organizzata una festa, con brindisi e saluti. E invece «per questi accidenti di coronavirus non si può fare». Ma resta comunque un giorno importante. L’ingegnere racconta di quando il 5 dicembre 1990 è stato assunto nel Corpo Nazionale dei vigili del fuoco con la qualifica di Ingegnere Direttore Vice Dirigente dopo avere superato «un impegnativo concorso nazionale senza sapere nulla, o quasi, di ciò che avrei dovuto svolgere entrando a far parte di quella grande e complessa organizzazione». Il suo era il 39mo corso, vera pietra miliare nel processo evolutivo di questa grande organizzazione. Per la prima volta vennero ammessi in ruolo ben 178 ispettori inserendo per la prima volta nei ruoli tecnici, le donne, gli architetti ed i geologi. In questi anni Cacciatore ha svolto il periodo di prova al Centro Polifunzionale della Protezione Civile a Castelnuovo di Porto. Poi il primo agosto 1991 l'arrivo al Comando Provinciale di Pisa. «In questa scelta lavorativa non sono stato colpito dal virus della pompierite, come qualcuno aveva definito quella smania di essere utile al prossimo e di svolgere la missione di soccorritore ed addetto alla sicurezza antincendio. Scelsi questo lavoro perché avevo superato le impegnative prove del concorso e potevo fare quello per cui avevo studiato all'università - racconta - . Avevo scelto quel lavoro perché lo ritenevo importante e pensavo di potervi applicare quello per cui mi ero laureato. Non sapevo che, facendo quella scelta, da lì a poco quel mestiere avrebbe condizionato la mia esistenza e mi sarebbe entrato nel sangue e nell'anima. L'unica cosa che sapevo per certo era che i Vigili del Fuoco spengono il fuoco, salvano le persone in pericolo e si occupano della sicurezza pubblica. Di tutto il resto, come la gran parte delle persone, non sapevo nulla o quasi. Da tanti mi sentivo sempre richiedere: Cosa fa un ingegnere nei vigili del fuoco? Da subito compresi di quanti pericoli, rischi ed insidie sono presenti e costantemente in agguato. Ben presto, per fare fronte ai pressanti impegni di lavoro, avrei trascorso più tempo in caserma e nel mio ufficio che con la mia famiglia e spesso sarei dovuto uscire anche la notte. Questo mestiere, giorno dopo giorno, lavorando ed assistendo a tanti incidenti, mi era entrato nel sangue. Il mio obiettivo era fare sicurezza ovunque e comunque». Un percorso ricco di esperienze, il suo, e incontri: «La cosa più bella di questo lavoro é l'avere appreso tante esperienze dal vissuto di tutte quelle persone incontrate». A cui si aggiungono altre figure importanti: «Ringrazio e ricordo sempre l'Ing. Massimo Bernieri , il mio primo Comandante , per l'esempio e gli insegnamenti ricevuti». Tantissime le calamità, emergenze ed operazioni di soccorso a cui ha partecipato in questi 30 anni a partire dall'attentato di Via Georgofili. —

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di Redazione Pisa