Sicurezza
Colleziona 25.000 euro di multe, non le paga e il tribunale lo “assolve”
Vizio di forma nelle notifiche dell’Agenzia delle Entrate: condannati i Comuni di S. Croce, Castelfranco e Cascina. Scatta il ricorso in Cassazione
SANTA CROCE. In pochi anni è riuscito a mettere insieme un debito di 25mila euro di sanzioni amministrative, in buona parte derivanti da infrazioni al Codice della strada rilevati dalle prefetture e dalle polizie municipali di vari Comuni toscani. Multe su multe che non solo non sono state mai pagate, ma che grazie a un ricorso presentato dal trasgressore costringeranno i tre Comuni che hanno osato difendersi al pagamento delle spese legali. . Si tratta dei Comuni di Santa Croce, Castelfranco e Cascina, condannati in secondo grado dal tribunale di Pisa con una sentenza pubblicata lo scorso dicembre, ma decisi adesso a ricorrere insieme in Cassazione «per affermare – dicono – il principio della legalità».
Protagonista della vicenda è un uomo residente in Valdera, capace di collezionare in poco tempo un numero di sanzioni difficilmente immaginabile, elevate da polizia stradale, carabinieri e polizie municipali di mezza provincia di Pisa e non solo.
Nel gennaio del 2017 l’uomo presenta un ricorso al giudice di pace di Pontedera contro tutti gli enti che hanno elevato quelle sanzioni, contestando la mancata notifica della relativa cartella esattoriale dell’Agenzia delle Entrate, di cui l’uomo sarebbe venuto a conoscenza solo grazie ad una ricerca sulla propria situazione debitoria, quello che in gergo si chiama “estratto di ruolo”.
Il giudice di pace di Pontedera, tuttavia, rigetta il ricorso considerandolo inammissibile, prima di tutto nel metodo, in virtù di una sentenza della Cassazione che esclude tale procedura, in quanto l’uomo avrebbe dovuto presentare tanti ricorsi quanti erano gli enti coinvolti e ciascuno al tribunale territorialmente competente. In secondo grado, invece, il Tribunale di Pisa ribalta completamente il giudizio, riconoscendo un vizio di forma da parte dell’Agenzia delle Entrate, ma condannando al pagamento delle spese legale gli unici tre enti che avevano deciso di costituirsi in giudizio anche in secondo grado: appunto i Comuni di Santa Croce, Cascina e Castelfranco.
«È bene sottolineare – spiega il comandante della polizia municipale di Santa Croce, Sandro Ammannati – che anche il giudice di secondo grado non ha rilevato alcun errore da parte degli organi di polizia: le notifiche ci sono tutte e abbiamo le copie dei verbali, alcuni contestati anche sul posto con tanto di firma del ricorrente. Eppure il giudice ha condannato noi perché non avremmo dovuto difenderci».
In pratica, al centro del contendere non ci sono le multe, che di fatto non sono mai state argomento del processo, ma piuttosto un presunto vizio di forma da parte dell’Agenzia delle Entrate che avrebbe dovuto incassarle. «Ammesso che un errore ci sia – prosegue Ammannati – ne deve rispondere l’Agenzia delle Entrate e non i Comuni. Invece siamo stati condannati perché ci siamo permessi di dire che non c’entriamo niente». Da qui la decisione dei tre Comuni di ricorrere in Cassazione, affidandosi all’avvocato cassazionista Antonio Manzari di Monopoli (Bari).
«Perché se passa un caso del genere – aggiunge il comandante – significa che ognuno può permettersi di non pagare e poi far ricorso quando vuole, tirando in ballo anche enti e tribunali non competenti. Noi invece riteniamo che questi siano i casi da combattere con più fermezza. Perché non siamo di fronte alla famiglia in difficoltà economica che prende cinque multe in vent’anni e non riesce a pagare. Cumulare 25mila euro di sanzioni significa vivere quotidianamente in spregio delle regole e degli altri». –
Giacomo Pelfer
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