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Pontedera

terrore sul ponte all’indiano, arriva la sentenza 

Speronò l’auto sul viadotto: condannato

Matteo Leoni
Speronò l’auto sul viadotto: condannato

Il fucecchiese cercò di spingere di sotto il mezzo con una famiglia a bordo, dovrà scontare una pena di 6 anni e mezzo

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FUCECCHIO. Nel giugno del 2017 speronò un’auto dove viaggiava un’intera famiglia sul viadotto dell’Indiano a Firenze, durante una lite stradale. Ieri il tribunale fiorentino ha condannato Daniele Guerra, cinquantenne di Fucecchio, alla pena di 6 anni e mezzo di reclusione.

Una condanna ben più bassa di quella, 16 anni, chiesta dall’accusa. Guerra era imputato per tentato omicidio volontario, tuttavia il giudice ha riqualificato il reato in quello, meno grave, di tentate lesioni gravissime. Disposto anche il risarcimento del danno verso i quattro componenti della famiglia, costituitisi parte civile nel processo e assistiti dagli avvocati Eriberto Rosso e Sabrina Viviani, con una provvisionale complessiva di 32 mila euro. I fatti per i quali si è arrivati al processo accaddero la sera del 25 giugno 2017.

Padre, madre e i due figli di 13 e 16 anni attraversavano il viadotto a bordo di una Renault Twingo. Guerra era alla guida di una Mercedes, sulla quale viaggiava anche la moglie. A causa di un sorpasso azzardato avrebbe costretto il conducente della Twingo a una frenata brusca, per evitare di tamponarlo. L’uomo, sotto choc per la paura, superò la Mercedes e gridò degli improperi contro Guerra, che a quel punto ebbe una reazione violentissima.

In base alla ricostruzione dei carabinieri, per la quale il cinquantenne è finito a processo con l’imputazione, poi riqualificata, di tentato omicidio, la Mercedes si avvicinò alla piccola utilitaria e la tamponò una, due volte, tanto da deformare il passaruota fino a farlo andare a contatto con la gomma. Poi il cinquantenne avrebbe messo in atto la manovra più pericolosa: con la sua Mercedes avrebbe affiancato la Twingo e poi l’avrebbe urtata lateralmente, facendola andare a sbattere contro il guard rail di destra.

Per il pm Sandro Cutrignelli che ha coordinato le indagini, Guerra voleva far cadere l’auto giù dal viadotto, facendole fare un volo di diversi metri. Cosa che secondo gli investigatori non successe solo grazie alla freddezza e alla prontezza di riflessi del conducente della Twingo. «Mia moglie e noi – raccontò poi l’uomo ai carabinieri – avevamo paura di sbalzare nel fiume e di morire».

Una ricostruzione dei fatti, quella dell’accusa, che è stata accolta solo in parte dal giudice, che ha riqualificato il reato in lesioni volontarie gravissime, ritenendo evidentemente che il cinquantenne, difeso nel processo dall’avvocato Carolina Ciuffi, non fosse spinto da volontà omicida. A causa dell’episodio sia la moglie del conducente della Renault che i due figli rimasero contusi e dovettero ricorrere alle cure del pronto soccorso. La donna riportò sette giorni di prognosi per una cervicalgia con contusione lombosacrale. Sei i giorni di prognosi per i figli di 13 e 16 anni, contusi pure loro per il contraccolpo da tamponamento. —

Matteo Leoni

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