Sicurezza
«I soldi erano per l’affitto, c’era un accordo»
Decade l’accusa di rapina, figlio condannato a 4 mesi per il reato di violenza privata commesso verso la madre
CASCINA. «Le ho preso i soldi, ma servivano per pagare l’affitto. Non era una rapina, c’era un accordo con mia madre». Questa in sintesi la testimonianza resa ieri dall’uomo che nel 2015 i carabinieri hanno arrestato con le accuse di rapina aggravata e di estorsione ai danni della madre che, all’epoca del fatto, di anni ne aveva 59 anni. Al processo, che si è concluso ieri in tribunale a Pisa, davanti al collegio penale presieduto dal giudice Beatrice Dani (a latere Messina e Grieco), l’uomo, difeso dall’avvocato Luca Poldaretti, ha fornito la sua versione dei fatti. Il figlio stava andando all’ufficio postale di via Terracini, che tra l’altro si trova a pochi passi dalla caserma dei carabinieri, quando ebbe una discussione con la madre per un vaglia che la donna aveva ricevuto dall’ex marito e che doveva servire per pagare l’affitto di casa. Tra i due ci fu una animata discussione: lei voleva trattenere il denaro. Colto dalla rabbia, il figlio le strappò di mano alcuni fogli e la ricevuta del vaglia. Il tutto avvenne davanti agli occhi di alcuni cittadini rimasti sbalorditi da quello che avevano visto, testimoni al processo. Dell’imputato omettiamo il nome a tutela della madre.
Il difensore dell’uomo ha insistito a lungo sulla complessa situazione familiare e sul tormentato rapporto tra madre e figlio. L’uomo aveva litigato con la madre che, a suo dire, non voleva dargli i soldi ricevuti dall’ex marito e che dovevano servire per pagare l’affitto della casa dove i due abitavano.
L’imputato aveva preso i soldi, secondo la difesa e secondo quanto è emerso durante il dibattimento, non tanto per trarne un profitto ma perché questo era il loro accordo. Il collegio lo ha quindi assolto dal reato di estorsione. La madre, infatti, dopo la lite nel corso della quale sembra che il figlio avesse anche tentato di investirla con l’auto, era apparsa disperata e aveva rivelato ai carabinieri le sue preoccupazioni non solo per l’episodio avvenuto davanti all’ufficio postale ma anche per altri di cui sarebbe stata vittima in precedenza. Anche il reato di rapina è stato derubricato in violenza privata.
L’uomo è stato condannato a 4 mesi di reclusione con la sospensione condizionale della pena, subordinata all’esercizio di lavori socialmente utili per quattro mesi. –
S. C.
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