Il Tirreno

Pontedera

storie in tribunale 

Ruba biscotti e würstel per quattro euro: arrestato

Pietro Barghigiani

Incensurato e senza lavoro sotto processo per aver dato un morso al direttore del Conad «Non volevo fare del male ero solo arrabbiato»

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pontedera. Il furto è stata la premessa. Mordere un dito al direttore che cercava di bloccarlo, l’epilogo che ha trasformato un 36enne disoccupato pontederese, ad alto tasso di disperazione, in un arrestato. Un fermo capace di innescare una filiera giudiziaria che alla fine arriverà a produrre una sentenza per un furto del valore di 4,40 euro, ma con l’aggravante del morso che “eleva” il reo al rango di autore di rapina impropria e non a quello di basso profilo di ladro di merendine.

La storia del processato ieri per direttissima offre uno spaccato di quello che può essere la macchina della giustizia. Con i suoi automatismi, non sempre percepibili all’esterno come equi e ragionevoli, oltre al senso di sproporzione e di costo che un processo del genere può alimentare. Due conti al volo: i carabinieri impegnati nella traduzione in Tribunale; gli uffici della Procura che hanno confezionato il fascicolo per la direttissima; l’avvocato che ha chiesto il gratuito patrocinio e quindi sarà lo Stato a pagare la notula.

Il fatto è banale. Il giovane, incensurato e senza lavoro dopo la chiusura del calzaturificio in cui faceva l’operaio, si presenta al Conad City di via Primo Maggio. Viene notato dal personale mentre si mette in tasca un pacchetto di biscotti e una confezione di würstel. Arrivato alla cassa gli viene chiesto di dichiarare quello che ha addosso. Nicchia. Cerca di andarsene. Il direttore lo ferma per pretendere il saldo o la restituzione dei prodotti.

Il taccheggiatore reagisce con un morso a un dito che provoca 10 giorni di prognosi. La sequenza prosegue con l’arrivo dei carabinieri e l’arresto per rapina impropria. Quel tentativo di scappare ha aggravato la già precaria esistenza del disoccupato. Non è più un furtarello bagatellare. La legge prevede l’arresto in flagranza.

Passa la notte nella caserma di Pontedera in attesa del trasferimento in Tribunale dove arriva scortato da due carabinieri.

«L’ho fatto per mangiare – ha spiegato al giudice Grazia Maria Grieco –. Il morso è stata una reazione di rabbia. Non volevo fare del male. Mi sono scusato subito e lo faccio anche ora. Non è vero che volevo scappare». Il pm onorario Giovanni Pepe chiede la convalida dell’arresto e l’obbligo di firma come misura cautelare in attesa del dibattimento.

L’avvocato Chiara Benedetti chiede che non ci siano misure per il cliente, volto spaesato e immagine della mortificazione. Il giudice non dispone vincoli e il giovane torna in libertà. Ma la giustizia non si ferma. A giugno si torna in aula. Giudizio con rito abbreviato in un processo per 4,40 euro di merce rubata e recuperata e un morso da disperato. —

Pietro Barghigiani

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